Emigrazione studentesca: il report “Mete” targato Crei-Acli lancia l’allarme

«In questi anni, attraverso l’osservatorio, abbiamo voluto fotografare la situazione demografica e socioeconomica della Sardegna, incentivando il dialogo tra la politica e le parti sociali. Oggi presentiamo un report che riporta dei dati davvero preoccupanti per la nostra Isola.»

Questo le parole con le quali il presidente regionale delle Acli Mauro Carta ha introdotto il report “Mete 2024”, redatto dal Centro Regionale Emigrazione-Immigrazione delle Acli Sardegna (Crei-Acli) e presentato presso la sede della Fondazione di Sardegna, a Cagliari, lunedì 30 settembre. Il lavoro si prefigge lo scopo di indagare sui complessi problemi demografici che affliggono da tempo la Sardegna, particolarmente colpita dalla ormai nota questione dello spopolamento, specialmente per quanto riguarda le aree interne. Nel dettaglio, il dibattito organizzato dall’associazione ha puntato i riflettori su una delle sfaccettature più allarmanti del tema: l’emigrazione studentesca e l’abbandono scolastico.

In foto il presidente regionale Acli Sardegna Mauro Carta

«”Mete” si focalizza su due temi: emigrazione studentesca e spopolamento – spiega la dottoressa Vania Statzu, coordinatrice del progetto – su quest’ultimo aspetto, già presentato lo scorso giugno, sappiamo che la Sardegna è la penultima regione per tasso di variazione nell’ultimo anno. La popolazione cala costantemente: dal 2016 i numeri riportano un -88000 persone, e 8314 unita perse nell’ultimo anno. Unico dato in controtendenza è la migrazione dall’estero, in positivo di circa 3600 unità. Focalizzando l’attenzione sulla popolazione giovanile, vediamo come la nostra regione abbia la media più bassa tra le regioni italiane per quanto riguarda gli under 15: appena il 10% dei residenti; trend confermato anche considerando solo la popolazione straniera. Cosa ci dice il futuro? Purtroppo questi numeri andranno a peggiorare; entro il 2050 perderemo oltre il 30% della popolazione under 15 a fronte di una media nazionale stimata intorno al 15%, dovuto soprattutto alla perdita ridotta al nord. Concentrandoci sulla fascia d’età che più interessa alle università, quella tra i 19 e i 25 anni: nel 2002 erano circa il 10% della popolazione, oggi circa il 6% con una tendenza a scanalare. Nel 2050 sarà appena il 4,5%.»

Se i dati riguardanti lo spopolamento e l’avanzamento dell’età media della regione preoccupano, la situazione peggiora accostando i report sull’istruzione e sull’emigrazione studentesca, come raccontato dalla dott.ssa Statzu: «Sempre più studenti decidono di proseguire il percorso di studi universitari lontani dalla Sardegna. Nel contempo, un coda di popolazione non riesce ad iscriversi all’università perché uscita precocemente dal sistema di formazione e istruzione, non raggiungendo neanche il diploma: il 17%, 7 punti percentuali sopra la media nazionale, il peggior dato registrato tra tutte le regioni, peraltro in uno Stato che si posiziona quinto in Europa per dispersione scolastica. È importante dar peso anche ai numeri registrati per quanto riguarda la dispersione implicita, cioè la quota di ragazzi che raggiungono il titolo di studio, in questo caso il diploma, senza apprendere le competenze che teoricamente avrebbero dovuto maturare durante il percorso, in Sardegna il doppio rispetto alla media italiana. Concentrandoci sull’Università – prosegue – i numeri raccontano che un 17% degli studenti sardi preferisce frequentare gli atenei in altre regioni, con una predilezione per Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. Non ci sono solo cattive notizie comunque: negli ultimi anni l’Isola è riuscita, in larga misura, a coprire tutte le richieste di borse di studio per chi risulta idoneo, mentre per i posti alloggio solo il 42% delle domande mediamente sono state accolte, il che ci pone a metà classifica.»

In foto la dott.ssa Vania Statzu

Cronache di un territorio sofferente, raccontate attraverso numeri e percentuali per niente rassicuranti; e ancora più preoccupanti appaiono le proiezioni per i prossimi 25 anni, durante i quali sarà necessario mettere in moto processi per rendere le nostre università competitive quanto e più delle omologhe nostrane. Fondamentale però non tralasciare le politiche che riguardano il territorio, al fine di rendere anch’esso più attrattivo, le policy atte a combattere la dispersione scolastica – tanto esplicita quanto implicita – per dare possibilità di accesso agli atenei ad un maggior numero di studenti sardi, e non meno importanti politiche e azioni di più ampio respiro, di medio e lungo periodo, a supporto del mercato del lavoro e delle famiglie, conclusioni raggiunte anche dai ricercatori Crei. Parallelamente una delle carte vincenti potrà essere il lavoro sulla stabilizzazione delle comunità straniere, ormai parte integrante della popolazione isolana, e soprattutto riportare in Sardegna i giovani emigrati per studio o lavoro, e che potrebbero tornare e riportare quelle competenze essenziali per il territorio.

Al centro del cambiamento gli atenei, che hanno in capo l’onere di dover gestire una situazione complessa, prendendo attivamente parte ad una rivoluzione che coinvolge tutto il sistema scolastico.

«Questo purtroppo è un problema che conosciamo molto bene – spiega il rettore dell’Università di Cagliari Francesco Mola – l’emigrazione studentesca coinvolge tutti gli atenei, anche quelli delle città più grandi e delle metropoli, e non solo in Italia. Noi come Università di Cagliari stiamo mettendo in essere una serie di cambiamenti per cercare di arginare il problema. Abbiamo puntato sull’offerta formativa, aumentando il numero e la varietà dei corsi. Solo quest’anno ne abbiamo aggiunti nove, ed effettivamente siamo riusciti a stabilizzare le immatricolazioni, nonostante tutti i problemi raccontati dal report, ai quali aggiungo un punto: la proliferazione delle Università online, pressoché raddoppiate negli ultimi anni, e che in Italia ha assunto dimensioni del tutto sproporzionate rispetto agli altri Paesi europei. I risultati stanno arrivando, e con questi nuovi percorsi che abbiamo studiato, con un carattere specifico e pressoché unici in Italia, cercheremo di attrarre studenti dalle altre regioni d’Italia e non solo. È però un lavoro che va portato avanti insieme, ed è arrivato il momento di organizzare un tavolo con la regione e le altre Istituzioni per capire come si può agire in sinergia per invertire questa tendenza.»

In foto uno scatto dell’intervento del rettore Francesco Mola, in compagnia del presidente regionale Acli Mauro Carta e dell’Assessore regionale Ilaria Portas

L’occasione per un primo approccio è proprio la presentazione organizzata da Crei Acli, al quale hanno presenziato la presidente della II Commissione permanente della Regione Sardegna (Lavoro, cultura e formazione professionale) Camilla Soru, e l’Assessore alla Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport Ilaria Portas; un’occasione importante per capire, in un discorso ampio e complesso, quali siano i punti di forza su cui puntare e quali invece le falle di un sistema che scricchiola sempre più.

«Non è facile trattare questo tema – spiega l’onorevole Soru – io penso che alla base vada cambiato l’approccio, perché non possiamo e non dobbiamo provare a trattenere gli studenti, ma stimolare qualcosa di più spontaneo. L’emigrazione possiamo leggerla anche come opportunità per scoprire il mondo, conoscere e confrontarsi con culture diverse, e non può non essere considerato come valore aggiunto. Il problema nasce quando non riusciamo ad avere quella “attrattività di rientro” che riporta sull’Isola i nostri giovani, maturati e forgiati dall’esperienza all’estero; oppure quando non riusciamo a rendere il nostro territorio appetibile per studenti di altre regioni o Paesi. È una doppia perdita: famiglie, Regione e Stato spendono dei soldi per la formazione di giovani che faranno la fortuna di altri sistemi produttivi. Cosa dobbiamo fare per diventare una “meta scelta”? Lo si può fare ad esempio specializzandosi su delle linee specifiche e inerenti al territorio, diventare un’alternativa valida per chi non si ritrova nell’Università generalista, così come ha fatto l’Università di Cagliari con tanti corsi della nuova offerta formativa. Ma oltre all’aspetto meramente formativo, pensiamo anche alla vita dello studente sardo. Come vivono? Dove vivono? Stiamo facendo qualcosa per rendere più agevole la vita dell’universitario nelle città? Non possiamo continuare a foraggiare la retorica sullo studente che deve, per forza di cose, resistere a mille peripezie e problematiche per dimostrare la propria motivazione. Dobbiamo valorizzare gli spazi, pensare ai servizi essenziali e migliorare gli spazi di socializzazione e svago, perché anche quelli sono fondamentali. In ultimo, ricordiamoci anche di tutti quelli, già citati, che hanno abbandonato gli studi prematuramente, ma che col tempo si sono pentiti della scelta fatta; a tal proposito stiamo lavorando ad una proposta di legge presentata dall’on. Pizzuto che riguarda proprio il rientro di studi. La volontà è quella di supportare, anche economicamente, chi sceglie di prendere il diploma in tarda età, e speriamo di finire il lavoro entro l’anno. Serve uno sforzo generale di tutti gli attori coinvolti.»

In foto l’on. Camilla Soru e il moderatore dell’evento Francesco Pitirra

Più che un percorso da seguire, una molteplicità di azioni da portare avanti cammin facendo. Se è difficile racchiudere in un unico discorso tutte le sfaccettature di un problema complesso, è invece più semplice comprendere che il presupposto essenziale è la cooperazione, che invero già è iniziata e impostata da tempo. «Questo tema spesso non arriva tra le prime pagine dei giornali, e la politica si deve interrogare sul perché – spiega l’assessore Portas – È un problema di obiettivi? Perché per crescere come Regione dobbiamo necessariamente parlare dei – e con – i giovani, a 360 gradi. Chi mi ha preceduto oggi ha detto tante cose che volevo dire anche io, e non mi sorprende visto che in questi mesi ci siamo confrontati e abbiamo parlato tanto del tema, e lo faremo anche nei prossimi. Investire risorse, energie e idee nell’istruzione dei giovani deve essere obiettivo primario, ed è necessario agire sotto molteplici aspetti. Tra i tanti punti è importante discutere nuovamente i criteri per l’assegnazione delle borse di studio per superare quella antipatica dicitura di “idoneo non beneficiario”, che allontana tanti studenti dalle aule anche con un’assegnazione tardiva. Il tema portante di stasera, l’emigrazione studentesca, necessita di particolare attenzione; penso non sia corretto provare a trattenere degli studenti, che hanno il diritto di scegliere dove proseguire il percorso. È invece compito della politica far si che questa sia un scelta, e non una necessità, in vista soprattutto di possibilità successive. Con il Rettore abbiamo discusso spesso di come si dovrebbe strutturare un’Università diffusa, che non si accontenta di mettere a disposizione delle aule, ma crea ambienti che supportino e accompagnino lo studente. Dobbiamo ricercare le condizioni per creare vere città universitarie, con servizi che non facciano invidiare la vita sociale e culturale degli altri atenei, e che diano sbocchi lavorativi dopo il raggiungimento del titolo, per invogliare ai sardi a restare, ma anche attrarre studenti da altre regioni e nazioni.»

In foto uno scatto dell’intervento dell’Assessore regionale Ilaria Portas

Appare chiara l’unità di intenti delle parti, meno chiare le tempistiche con il quale portare avanti le azioni utili, i progetti e le iniziative. Il tempo stringe, ed è di vitale importanza agire tempestivamente per invertire un trend che sembra, ora come ora, difficile da contrastare.

«La situazione è davvero preoccupante, dobbiamo intervenire nel breve termine, analizzando i problemi e le situazioni negative che abbiamo evidenziato oggi col dibattito e nel rapporto – chiude il presidente Maura Carta – Dobbiamo pensare ad un programma serio che riesca a trattenere il capitale umano, soprattutto i giovani, che continuano a lasciare la Sardegna, e incentivare il ritorno sul territorio dei tantissimi emigrati che vorrebbero riabbracciare l’Isola, ma non trovano le condizioni adattate per farlo. Potrebbe essere utile pensare ad un programma di incentivi, simili a quelli utilizzati in altre regioni, che possa creare delle alternative, aprendo ulteriormente i nostri atenei a studenti provenienti dall’estero. In questo senso il passaggio chiave è facilitare la permanenza attraverso servizi che garantiscano un tenore di vita soddisfacente.»

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