“Cambiare lo sguardo: dall’io al noi”: più di un semplice consiglio, ma un un tema profondo che guiderà i presenti attraverso “Sconfinamenti 2025”, il corso monotematico organizzato da Arcat Sardegna Odv in co-progettazione con il CSV Sardegna (Centro Servizi per il Volontariato). Un vero e proprio momento di riflessione aperto a tutti, che invita i partecipanti a ragionare sulle sfide del disagio e della sofferenza, e a condividere esperienze, paure ma anche speranze con gli altri. A far da cornice la Casa Provinciale della
Congregazione delle Figlie della Carità, in via dei Falconi n. 10 (Cagliari), che aprirà le porte all’associazione nel primo weekend di giugno, da venerdì 6 a domenica 8.
«Come sempre, seguendo l’approccio ecologico sociale ideato dal prof. Vladimir Hudolin e che sta alla base dell’Educazione Ecologica Continua (EEC) – si legge sul comunicato dell’associazione – sentiremo la voce di chi vive direttamente difficoltà e disagi, di chi si impegna quotidianamente per alleviare le sofferenze, perché solo dalla condivisione delle esperienze possiamo imparare e crescere insieme.»
Ricco e intenso il programma redatto dai volontari, che ricalca potenziando il lavoro fatto nei club di mutuo aiuto territoriali durante tutto l’anno. Porte aperte da venerdì 6, con l’accoglienza prevista dalle ore 14 alle ore 14:30. A seguire i saluti degli organizzatori e una breve presentazione sul corso e le modalità prevista. Di seguito venti minuti saranno destinati alla meditazione, per poi entrare nel vivo con il primo lavoro autogestito, con tema “Dall’io isolato al Noi comunitario”. Dopo una breve pausa oltre due ore di discussione distesa ed esaustiva sulle conclusioni raggiunte. Si chiude con la cena in comunità e la visione del film “Basta guardare il cielo” del regista Peter Chelsom.
Per sabato 7 una giornata ancor più intensa, aperta dalla meditazione seguita dai lavori nei gruppi autogestiti, che seguiranno il filone del “Noi come tessuto sociale: la solidarietà come principio di vita comunitaria”. Consueta pausa e discussione dei gruppi, e spazio al teatro con l’associazione Albeschida di Carbonia, dalle 12:30 sino alle 13. Pranzo comunitario e nuovo progetto, alle ore 15, dal titolo “Oltre l’interesse personale: il bene comune come obiettivo condiviso. Ciascuno è responsabile del benessere comunitario”. Il sabato si conclude con la discussione dei lavori e la cena, ore 20.
Mezza giornata per domenica 8, introdotta alle ore 9 dal “Momento per NOI: suggestioni poetiche”, seguite dalla discussione in comunità nel quale si rifletterà sul corso, sui contenuti e su ciò che è stato appreso. Dopo la condivisione delle conclusione la consegna degli attestati e i saluti finali, seguiti dal pranzo, ultimo momento di socialità prima della fine del corso.
Un percorso di formazione, ma ancor più di crescita personale emotiva, quasi spirituale, portato avanti da chi dedica volontariamente la propria vita a creare reti che aiutino chi ha bisogno. Ma forse, come raccontato da Vladimir Hudolin, celebre psichiatra padre del concetto del sistema ecologico sociale, è necessario uscire dai propri club e portare nella comunità ciò che si è appreso nel tempo, come Arcat farà con “Sconfinamenti 2025”:
«Il club è parte della comunità locale che serve a catalizzare, a iniziare, a facilitare il cambiamento del comportamento delle famiglie inserite. Il cambiamento vero e proprio deve avvenire nella comunità locale e non è sufficiente quello che si ottiene nel club. Nel club si può manifestare paura del confronto con la vita reale e paura della valutazione del cambiamento del proprio comportamento in relazione con la vita nella comunità e questo può spingere il club a cercare di organizzare “una società nella società”, a chiudersi e ad alienarsi dalla comunità»
(Vladimir Hudolin, Soffferenza multidimensionale della famiglia, 1995, p.20)




