Una società distratta, che spesso lascia indietro i più fragili oppure non ascolta il grido sofferente di migliaia di adolescenti e giovani adulti. Risulta insufficiente l’enorme lavoro svolto dalle realtà del Terzo settore, ma viene da chiedersi che cosa accadrebbe se non ci fossero neppure loro ad arginare una situazione di disagio sociale che sta montando progressivamente. Tra le associazioni più attive, sotto questo profilo, c’è sicuramente “Puntoacapo”. Nella comunità per minori di Settimo San Pietro, a due passi da Cagliari, un’equipe di professionisti presta una particolare attenzione ai segnali che giungono da bambini e ragazzi. Costituita nel 2001, “Puntoacapo” opera con due strutture nel Sud Sardegna: ciascuna di esse accoglie 11 ospiti di età compresa tra i 2 e i 18 anni.
«Di recente abbiamo aderito al progetto “Itaca – Le rotte della salute mentale», spiega lo psicologo Mauro Cason. «Questa iniziativa, promossa dalla Società psicoanalitica italiana, è stata presentata lo scorso luglio a Monfalcone, in occasione di un evento che aveva per tema “La cura dell’adolescenza ferita come promozione della democrazia”. Fondamentalmente ha l’obiettivo di dare voce al disagio percepito dagli adolescenti, cercando per quanto possibile di interpretare il loro vissuto. Alcuni ospiti della nostra comunità lo hanno fatto in maniera originale, scrivendo il testo di una canzone che hanno adattato alla base musicale del brano “Brividi” con cui Mahmood e Blanco si sono aggiudicati l’edizione 2022 di Sanremo. Dalle loro storie, dalle emozioni dei nostri ospiti nasce il testo di questa canzone con la quale hanno voluto condividere brandelli di sé stessi nell’immediatezza del linguaggio che contraddistingue gli adolescenti, nel desiderio di narrarsi senza filtri, nella lucida trasparenza che permette un incontro autentico quando ci si approccia all’altro senza giudizio ma con il desiderio di capire, di entrare in sintonia».
Il tema della salute mentale è vasto e complesso, richiede pazienza, dedizione e grande competenza. «L’aspetto che emerge con più forza negli ospiti della nostra comunità, ma anche delle altre, è il disagio che si struttura da situazioni familiari dove (come evidenzia il testo della canzone) gli adolescenti vivono ma non esistono: i ragazzi devono resistere a situazioni difficili e questo non permette loro di esistere, di vivere il proprio tempo nel loro tempo, di sentire le emozioni che fluiscono e chiedono fortemente di esprimersi», sottolinea Cason. «La disconnessione emotiva, in queste situazioni, diventa il salvavita che permette di gestire la sofferenza, il disagio, il dolore che spesso pervade l’esistenza e che si esprime anche attraverso il corpo. Un corpo che talvolta viene inciso per dare un senso, un luogo fisico dove provare dolore, dove stare male».

Barbara (nome di fantasia come quelli degli altri due minori), ad esempio, si è rivolta ai servizi sociali perché i genitori di fede musulmana l’avevano promessa in sposa ad un cugino di terzo grado. Ora ha 17 anni e, da quasi due anni, frequenta la comunità di Settimo San Pietro. Il suo disagio si manifesta nei confronti delle sorelle perché lei ha trasgredito ad un forte dettame culturale e verso i genitori, poiché è difficile sottrarsi al sentimento di delusione e ribellione rispetto a chi dovresti rispettare ed accettare le decisioni.
Carla, invece, è figlia di una madre con problemi psichiatrici che non è stata in grado di prendersi cura di le. Ha quindi dovuto crescere quasi da sola, con il sostegno del padre e di una zia, ma è difficile farlo senza le braccia rassicuranti di una madre che guida e sostiene, e quello sguardo che fa sentire importanti ed unici.
Daniela, infine, ha trovato la forza di rivolgersi alla maestra, che l’ha ascoltata e indirizzata ai servizi sociali, i quali hanno trovato per lei – bambina di 10 anni – una situazione protetta, poiché la condizione a casa sua era inadeguata. I rapporti con la famiglia non si sono interrotti, ma adesso Daniela vive in un ambiente che le permette di crescere, di ascoltarsi, di diventare adulta serenamente.
«C’è un mondo straordinario e a volte terribile dentro questi ragazzi che hanno la forza di riprendere in mano la propria vita, cambiare la rotta e tornare ad Itaca, pur con mille peripezie ed insidie», commenta Mauro Cason.
Di seguito, vi proponiamo il testo della canzone “I nostri sogni volano”.
Qualche volta io sto bene con me, o è soltanto un’illusione?
Ma i fantasmi della notte sono qui e mi sento prigioniera…
La mia paura cos’è? Non sono in contatto con me
Dimmi che serve esser qui, tienimi stretta se puoi,
Non scappare da qui, resta ancora così.
Rit. Ma il sole è ancora lì, e i nostri sogni volano,
e sono più leggera senza catene, dammi la certezza che mi vuoi bene.
Ho perso il tempo ed intorno a me
vedo solo ombre scure… e mi vorrei amare ma non so come
Ma sono ancora qui ancora qui, ancora qui.
Tu, e il mio corpo violato ed io, vorrei essere altrove
Tu, nelle pieghe del cuore tu, che fai molto rumore
Ed io, non mi sento mai bella, ma poi, stare male fa bene?
Tu, lo senti che sto gridando più forte?
Rit. Ma il sole è ancora lì, e i nostri sogni volano,
e sono più leggera senza catene, dammi la certezza che mi vuoi bene.
Ho perso il tempo ed intorno a me vedo solo ombre scure…
e mi vorrei amare ma non so come
Ma sono ancora qui ancora qui, ancora qui.
Il giorno di oggi è ancora quello di ieri, sento le voci ma non sono davvero le mie
Non so dire ciò che provo ma conosco i mostri in me, vorrei vivere e non solo esistere,
questo strumento è stonato ma quali emozioni io non le sento
Lo vedi, sono qui, forse smarrita
Rit. Ma il sole è ancora lì, e i nostri sogni volano,
e sono più leggera senza catene, dammi la certezza che mi vuoi bene.
Ho perso il tempo ed intorno a me vedo molte ombre scure se…
e mi vorrei amare ma non so come
Ma sono ancora qui ancora qui, ancora qui.
Credits: foto d’apertura di Aedrian su Unsplash; la foto all’interno del testo è stata gentilmente concessa dalla comunità Puntoacapo di Settimo San Pietro.



