L’associazione Arc e il suo circolo Ficc ArCinema rivivono i successi dell’USN Sardinia Queer Film Expo 2023. Domenica 17 marzo, alle ore 18:30, i cortometraggi vincitori della scorsa edizione del Festival cinematografico verranno riproposti presso la saletta al primo piano di via Falzarego 35 a Cagliari. L’ingresso è libero e gratuito con tessera Arc 2024 o ArCinema Ficc 2024. Ad arricchire – e aprire – la serata la proiezione speciale di “Beyond the sea” di Hippolyte Leibovici, assente tra i film in gara lo scorso ottobre. Di seguito il programma completo:
- 𝐁𝐞𝐲𝐨𝐧𝐝 𝐭𝐡𝐞 𝐒𝐞𝐚 di Hippolyte Leibovici (Belgio 2023, 25’44’’ – sott. ita.)
- 𝐋𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐠 Katie McNeice (Irlanda, 2022, 18’ – sott. ita.) – Premio Speciale ARC 2023
- 𝐂𝐡𝐚𝐯𝐨 di Alecio Araci (Svezia, 2022, 15’ – sott. ita.) – Premio Studentesco e Premio Speciale AGedO 2023
- 𝐋𝐚 𝐕𝐢𝐞 𝐚𝐮 𝐂𝐚𝐧𝐚𝐝𝐚 di Frédéric Rosset (Francia, 2022, 20’ – sott. ita.) – Premio del Pubblico 2023
- 𝐅𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐭 𝐭𝐡𝐞 𝐋𝐚𝐤𝐞 di Pierre Menahem (Francia, 2022, 15’ – sott. ita.) – Premio della Giuria Ufficiale 2023
Un antipasto in vista del prossimo Expo che si terrà dal 6 al 10 novembre, giunto ormai alla tredicesima edizione. Conteggio però quantomeno impreciso, perché la storia del Sardinia Queer Expo è molto più longeva. «Questa iniziativa nasce nell’estate del 2003 sotto forma di rassegna cinematografica, della durata di una settimana e ospitata nella sede cagliaritana della Cgil – spiega Luigi Cabras, attivista Arc coinvolto in prima persona nel progetto – Il cambiamento avviene nel 2012, quando abbiamo deciso di aggiungere alla programmazione un concorso internazionale di cortometraggi, grazia al quale siamo riusciti a raccogliere tantissime opere da tutto il mondo stimolando un nuovo e più intenso interesse da parte del pubblico. Un format rinnovato che però non ha mutato l’intento originale: quello di portare una serie di opere a tematica queer che non sempre riescono ad arrivare nei cinema, sicuramente non ci riuscivano nel 2002. Ora è più facile vedere certi film nelle sale, mentre i cortometraggi sono ancora difficilmente reperibili, anche su internet.»

L’arte come canale di sensibilizzazione; uno stratagemma comunicativo utilizzato sin dagli albori della civiltà, tuttora valido. Tornano in mente le parole del regista premio Oscar Giuseppe Tornatore: “L’arte e la cultura rimandano ad un concetto di bellezza che serve a fornire all’uomo strumenti migliori per la convivenza sociale e civile.” Il legame tra la citazione e il Festival è abbastanza chiaro: attraverso la pellicola si può sostenere un’ideale, una società diversa. «Il fine era ed è tuttora di natura politica, così come tutte le attività di Arc. Ogni cosa che facciamo ha l’intento di promuovere una certa cultura e i diritti legati ad essa. Questa iniziativa ci permette di mostrare diverse prospettive di molti Paesi, che hanno un patrimonio artistico importante che cerchiamo di portare nell’Isola.»
Dietro le quinte i volontari curano ogni fase della progettazione: sottotitolazione dei girati, selezione dei film, scelta della giuria e tanto altro. «La fase di raccolta dei cortometraggi dura quattro mesi pieni, da inizio febbraio a fine maggio. Successivamente il nostro circolo interno, Arcinema, aderente alla Ficc (Federazione italiana circoli del cinema – Ficc), procede alla valutazione dei corti. Quest’anno stiamo riscontrando una grandissima partecipazione, abbiamo già tantissimo materiale. La produzione finale vedrà circa 6 ore di girato da proporre alle varie giurie. Tutte le scelte sono fatte valutando tanto il valore artistico quanto quello politico e culturale; cerchiamo un compromesso che ci permetta di portare qualcosa di bello, ma anche significativo per la comunità queer.»
Sorge spontaneo chiedersi cosa rimanga di questo enorme lavoro una volta finito il Festival. Il patrimonio creato non può perdersi per strada. A questo scopo l’associazione gestisce la propria Mediateca LGBT e Queer ARC, situata nei locali del Polo Bibliotecario Comunale di via Falzarego 35 a Cagliari e accessibile gratuitamente a tutti. Il catalogo è disponibile per la consultazione online all’interno dell’archivio BiblioSar. «È aperta dal 2002, e dal 2017 è inserita nel Sistema bibliotecario nazionale – spiega Luigi Cabras – È possibile accedere a tutti i corti selezionati e premiati, ma ci stiamo attivando per poter integrare anche quelli che non sono stati inseriti in gara. Parliamo di migliaia di film raccolti in 12 anni di lavoro, che si uniscono alla moltitudine di libri e fumetti a tema che siamo riusciti a collezionare nel corso del tempo. È un piccolo tesoro con una grande importanza anche dal punto di vista storico, perché raccontano come la nostra comunità si sia sviluppata negli anni in vari posti nel mondo, delle volte migliorando al propria condizione, altre volte purtroppo facendo dei passi indietro. Continuiamo a lavorare per accrescere il fondo, con graphic novel, book fotografici e libri ormai fuori produzione, sono testimonianze preziose.»

A supporto dell’attività della mediateca il gruppo di lettura mensile, nato proprio quest’anno. Durante la seduta si discute di un libro a tema proposto al pubblico nei mesi precedenti, seguendo un fitto calendario stilato dagli attivisti. «Questo serve non solo a costruire una piccola comunità di lettori e lettrici differente, concentrato maggiormente sul mondo queer, ma anche come movimento di promozione della mediateca stessa.»
Queste attività, legate maggiormente ad arte e cultura, affiancano tutti gli altri progetti di Arc. «Sta per partire una nuova iniziativa, “Non solo lesbiche”, un festival di tre giorni con tavole rotonde, confronti e approfondimenti, oltre che presentazioni di film e libri, che si terrà la prima settimana di aprile nella nostra sede di via Falzarego 35. L’evento vuole dare spazio ad una prospettiva transfemminista. Il nome non è casuale, vuole suggerire il più ampio ventaglio possibile di autorappresentazione delle donne dell’associazione. Dal 17 di maggio invece inizierà una delle nostre iniziative più importanti, la “queeresima”, un percorso di circa 40 giorni che uniranno la giornata mondiale contro l’omotransfobia alla giornata “canonica” del Pride, il 28 giugno, durante i quali organizzeremo eventi a tema e momenti di riflessione. In questo lasso di tempo passeremo dal ricordo delle vittime di questa piaga all’esplosione di vita e colori del Pride, sperando di poter condividere la gioia del corteo con più persone possibili. Quest’anno il coordinamento di Sardegna Pride avrà tanto da lavorare, perché dovrà aggirare tutti i cantieri aperti a Cagliari, ma cercheranno e cercheremo di trovare il miglior tragitto possibile, con un occhio di riguardo a chi ha difficoltà motorie.»

Arc è un vero e proprio presidio di testimonianze, di lotta, di promozione e difesa della comunità locale. «Teniamo alta la bandiera, soprattutto di questi tempi, nei quali la situazione non è ottimale, e dove i diritti che sembrano acquisiti possono essere messi in discussione da un momento all’altro. Purtroppo le minoranze non avendo una massa critica che possa imporsi, sono le prime sacche della popolazione che rischiano di perdere diritti. Ce lo insegna la storia. Noi facciamo questo, e lo facciamo tutti i giorni anche – ma non solo – attraverso il nostro sportello di ascolto “Ci siamo” sotto l’egida dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar), uno spazio in cui le persone LGBTQIA+ che sono oggetto di discriminazione e di violenza per il loro orientamento sessuale, romantico o per la loro identità di genere possono trovare accoglienza, ascolto e supporto. È un lavoro che si vede meno, ma è importantissimo perché accogliamo persone che hanno delle esigenze specifiche, se non addirittura vitali. Lo sportello è operativo dal lunedì al venerdì, grazie al lavoro di volontari e professionisti sempre pronti a fornire assistenza. In generale la nostra sede è quasi sempre aperta, e cerchiamo di creare occasione e spazi per tutte le persone che vogliono impegnarsi, che hanno bisogno di aiuto, o che semplicemente desiderano avere un momento di socializzazione. Abbiamo fondato il nostro operato su un valore importante come quello della cultura, declinabile in tutte le sue eccezioni, anche le più “rumorose”, e in tutte le sue sfaccettature.»



