A Uri nasce lo Sportello d’ascolto di Counseling curato dall’associazione Bogamarì

Venerdì 10 maggio alle 17:30, alla Biblioteca “G.M. Cherchi” in via Sassari, a Uri, si terrà la presentazione dello Sportello d’ascolto di Counseling dal titolo “Ci sono, ci siamo”, promosso dalla locale associazione Bogamarì in coprogettazione con il Centro servizi per il volontariato della Sardegna. Il counselor è una persona formata nella relazione di aiuto, in grado di accogliere e accompagnare le persone in modo empatico e senza giudizio. Il servizio si rivolge a chiunque senta la necessità di un ascolto, in modo tale da sentirsi compreso in tutte le situazioni di difficoltà della vita quotidiana, ma anche per orientamento scuola/lavoro e competenze di resilienza.

Dopo i saluti delle autorità e una breve storia del counseling, i responsabili dell’associazione daranno alcune informazioni utili sulle attività e le funzioni dello Sportello, sulle ricadute sociali e i benefici per la collettività. Ci sarà, infine, un’interazione con lo staff dal titolo “A domanda rispondo”.

Danila Pittau, presidente dell’associazione Bogamarì di Uri

«L’iniziativa nasce per cambiare un modo di vedere le cose, che è quello dell’isolamento, della solitudine», spiega Danila Pittau, presidente di Bogamarì, coordinatrice counselor e arteterapeuta. «Nasce per creare relazione e uscire dalla paura e dalla rabbia, fondamentali nella vita, ma che con gli accadimenti dei nostri tempi prendono il sopravvento e diventano nocive per il singolo individuo e la collettività. La pandemia ha creato un solco: da una parte ci sono tante cose negative, penso per esempio all’isolamento sociale che ha provato profondamente tante persone; dall’altra, però, ci ha aperto gli occhi in merito alla deriva che stava prendendo un certo tipo di pensiero. Siamo abituati dalle criticità a estrarre le cose migliori: non è affatto detto che le criticità siano esclusivamente negative. Se ci sono, significa che qualcosa non sta funzionando, e questo qualcosa va rivisto. Dobbiamo quindi ringraziare i conflitti, chiaramente se manifestati in maniera civile, perché ci danno modo di cambiare rotta e aggiustarla quando ci rendiamo conto che rischiamo di andare alla deriva».

Altri
Contenuti