Migrazione e spopolamento; questi i temi che il Comitato Regionale Emigrazione e Immigrazione, Crei -Acli, ha studiato per “Mete”, il rapporto annuale che indaga sui fenomeni migratori in Sardegna, in connessione con grandi problematiche come quelle dello spopolamento e dello sviluppo economico. La presentazione del lavoro è programmata per mercoledì 26 giugno, ore 17:30, presso la Fondazione di Sardegna in via San Salvatore da Horta, Cagliari.
Ad aprire la conferenza sarà il presidente regionale delle ACLI Mauro Carta, che anticipa la grande soddisfazione per il percorso svolto dai ricercatori e dall’associazione: «Ancora una volta questo lavoro risulta interessante e importante per la mole di dati analizzati e per la capacità di dare una chiara rappresentazione dello stato demografico della Sardegna – ha spiegato il presidente Carta – Crediamo che questo rapporto possa essere utile per tutti coloro che sono interessati a capire meglio le dinamiche demografiche della Sardegna.»

Presente per l’occasione anche Ignazio Boi, dall’ufficio di gabinetto dell’Assessore al lavoro, che supporterà il presidente regionale all’apertura dell’incontro; a seguire il dibattito sul tema, che vedrà coinvolti l’assessore al bilancio e programmazione Giuseppe Meloni, il referente per l’immigrazione dell’assessorato al lavoro Marco Sechi, la ricercatrice dell’Università di Ginevra e assegnista di ricerca ISEM-CNR Cagliari Marisa Fois e da Luca Spissu del centro regionale di programmazione.
Ma al centro della scena il rapporto Mete 2024 e il gruppo di lavoro CREI-ACLI Sardegna, coordinato dalla dottoressa Vania Statzu in cooperazione con la dottoressa Francesca Tatti e la dottoressa Alessandra Pisu.
«Il rapporto è l’esito di un lungo lavoro che tratta spopolamento e migrazione in collaborazione con l’assessorato regionale del lavoro – spiega la coordinatrice dott.ssa Statzu – nel quale Crei analizza questi fenomeni su base comunale e provinciale, e in ultimo considerando i territori delle cosiddette regioni storiche.»
I numerosi dati estrapolati dallo studio raccontano un’Isola che continua a perdere pezzi, anno dopo anno. «Nel 2023 la Sardegna perde più di 8300 abitanti; per comprendere la grandezza di questi dati: parliamo all’incirca dell’intera popolazione del comune di Dorgali. Questa cifra va a sommarsi a quelle raccolte dal 2016, anno in cui è iniziato il nostro lavoro; sono circa 88000 abitanti in meno sull’Isola.»

Numeri preoccupanti, che raccontano una regione che sta “invecchiando”; il saldo naturale 2023 infatti continua il trend negativo degli anni passati: le nascite, circa 7200, sono meno della metà delle morti, intorno alle 18500. Situazione aggravata dal saldo migratorio interno, con un passivo di circa 600 unità. A bilanciare la situazione, per quanto possibile, il saldo migratorio con l’estero, che registra un +3616 persone in entrata, soprattutto da Ucraina, Romania, Senegal, Marocco e Cina, e con una crescita della comunità tedesca del 5%.
Un focus di approfondimento è stato dedicato ai giovani: la Sardegna ha la percentuale di giovani under 14 più bassa in Italia, solo il 10,1%, a salire fino al 12% se si considerano i giovani di origine straniera; inoltre le previsioni ISTAT la situazione andrà ulteriormente ad aggravarsi nei prossimi anni, con il rischio di registrare entro il 2050 una diminuzione del 21% della popolazione, con la popolazione under 15 ridotta del 32% e la popolazione attiva, compresa tra 15 e 64 anni, del 38%.




