Case della comunità, iniziata la fase di confronto tra Regione e Terzo settore

Le Case della comunità sono state al centro di un incontro tra l’assessore regionale della Sanità, Armando Bartolazzi, i tecnici dell’Assessorato e l’Alleanza per le case della comunità. Quest’ultima era rappresentata da Mauro Carta per le Acli regionali, Francesco Mastinu per Cittadinanza attiva, Andrea Pianu del Forum del Terzo settore della Sardegna.

La normativa più recente, sostenuta anche da fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha introdotto nell’ordinamento una nuova prospettiva di tutela della salute, rappresentata dalla Casa della comunità; un modo innovativo di servizi alla persona per recuperare decenni di progressiva distanza tra i bisogni delle persone, specie le più fragili, e il sistema dei servizi, quelli della salute in particolare.

Un momento dell’incontro che si è tenuto nei locali dell’assessorato regionale della Sanità

La parte politica e gli uffici competenti hanno descritto l’importante lavoro che è in atto per mettere a regime entro il 2026 una rete di Case della comunità diffusa su tutto il territorio. Case che però, nelle stesse parole degli uffici, hanno poi bisogno di «essere abitate» e dunque, affinché lo siano, ci dovrà poi essere partecipazione da parte dei cittadini. Per queste ragioni la richiesta fatta durante l’incontro da parte dell’Alleanza, attraverso le parole di don Virginio Colmegna, presidente dell’associazione Prima la comunità, è di lavorare per:

− una comune azione nell’ambito di uno scenario pianificatorio molto critico, nel quale sono presenti fortissime spinte per svuotare di valori e di significato la Casa della Comunità;

− un’analisi e una socializzazione delle esperienze di comunità, presenti nei diversi territori regionali, coerenti con i compiti qualificanti la Casa della Comunità, il cui ruolo va fortemente valorizzato nella declinazione del nuovo paradigma “dalla sanità alla salute”;

− un confronto serrato con le istituzioni che sul territorio sono chiamate a realizzare le Case della Comunità, a partire in primis dalle Regioni, dagli enti locali (Anci) e dalle Aziende sanitarie. Tale confronto deve comprendere le scelte inerenti alle modalità di coinvolgimento e il ruolo assegnato alle risorse sociali nei territori di riferimento. Tutto ciò al fine di rafforzare la collaborazione e di coinvolgere altre esperienze sociali in questa azione orientata all’obiettivo della realizzazione, in tutti i territori, di Case della Comunità che siano realmente tali, dando valore a quanto previsto dall’articolo 32 della Costituzione e dalla legge n. 833/1978.

Coerente con le richieste nazionali anche l’intervento di Antonello Caria, dirigente Acli e rappresentante locale della Alleanza per le case della comunità. «Si è avviato un percorso per la creazione di 55 Case della comunità», ha detto. «A fianco alla creazione fisica di questa ci sono poi da creare i contenuti, e noi vogliamo stimolare la creazione di una infrastruttura sociale che avvicini i servizi ai bisogni di salute dei territori».

Antonello Caria, rappresentante Alleanza per le Case della comunità

«“Prima la comunità” è un’associazione che, a livello nazionale, ha portato alla realizzazione delle Case della comunità finanziate con le risorse del Pnrr», ha ricordato Tea Geromini, componente del direttivo «Oggi sta costruendo questo percorso, che abbiamo chiamato “Laboratorio per l’innovazione”, di condivisione di diverse realtà che sul territorio nazionale stanno già sperimentando o avviando processi di costituzione delle Case della comunità. Essere in Sardegna oggi significa dare una spinta affinché pure qui le Case possano avviare un processo reale, non solo per realizzare le strutture sanitarie ma, soprattutto, delle realtà in grado di dare risposte alle esigenze dei cittadini».

Altri
Contenuti