Con la conversione in legge del Decreto-Legge n. 36 del 28 marzo 2025, l’Italia stringe le maglie sull’acquisizione della cittadinanza. La Legge n. 74/2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 maggio, introduce criteri più rigorosi e nuove scadenze per chi rivendica lo status di cittadino italiano per discendenza.
Uno dei punti chiave del nuovo testo legislativo è la limitazione del diritto al riconoscimento iure sanguinis. D’ora in poi, non sarà sufficiente dimostrare una linea genealogica con un avo italiano per ottenere la cittadinanza. Questa nuova norma di fatto blocca i gradi di ascendenza a due e impedisce gli automatismi; solo chi ha genitori o nonni italiani, potrà ancora avere la cittadinanza.
Fino a due mesi fa invece anche i discendenti di italiani avevano diritto alla cittadinanza e per questa ragione varie migliaia di cittadini di origine italiana avevano avviato le pratiche per ottenere la cittadinanza, anche con l’obiettivo di ricominciare la propria vita in un nuovo paese, quello dal quale erano partiti i loro avi.
La nuova legge ha già generato forti reazioni in ambito politico e sociale. Le comunità italiane all’estero denunciano una chiusura storica che colpisce milioni di italo-discendenti, in particolare in Sud America.
Sull’argomento è intervenuto Mauro Carta, presidente regionale delle Acli, che ha più volte ricordato che “L’Italia ha un saldo demografico negativo di circa 280.000 persone all’anno. Gli italiani hanno respinto il referendum, ora non vogliamo neanche che i pronipoti degli italiani possano avere la cittadinanza. La realtà è che non esiste una politica definita su questi temi e i dati demografici raccontano un crollo al quale nessuno sembra esser in grado di dare delle risposte concrete”.
“In più, continua Carta, ora ci sono migliaia di persone che avevano fatto un investimento personale e economico e si ritrovano in un limbo: chi infatti è venuto in Italia per avviare le pratiche si ritrova senza una chiara soluzione”
Questa situazione è confermata anche da Rosa Gatti, genealogista e profonda conoscitrice del mondo degli italo-discendenti: “Negli ultimi anni, molti discendenti di italiani sono arrivati in Italia con la speranza di vedere finalmente riconosciuto il loro diritto di sangue. Per avviare questo percorso, hanno investito tempo, energie e risorse, spesso vendendo tutto, lasciando affetti, lavoro e stabilità nei Paesi d’origine. Spinti da un legame profondo con l’Italia, sentita fin da bambini come una seconda patria, hanno deciso di ricostruire la propria vita nella terra degli avi.
Alcuni di loro sono riusciti nell’intento: chi ha ottenuto la cittadinanza in Sardegna ha scelto di restare qui e lavora contribuendo all’economia locale. I loro figli sono perfettamente integrati nella scuola e nella società. Ma oggi, con l’entrata in vigore della nuova legge, molti altri si trovano in totale incertezza: sono già residenti in Italia, con casa, documenti in regola e tutto pronto per avviare la pratica, ma gli uffici anagrafici non possono più procedere, bloccati da una norma arrivata dal giorno alla notte, senza alcuna fase transitoria o indicazioni chiare per i Comuni. È una situazione paradossale e profondamente ingiusta: queste persone non sono un peso, ma una risorsa preziosa. Vogliono solo tornare alle proprie radici, contribuire, integrarsi: invece oggi sono invisibili, esclusi da un diritto che appartiene loro dalla nascita, senza sapere se avranno mai una possibilità.”



