Coi: «Gli Ets sardi rischiano di pagare l’Irap se non interviene il Consiglio regionale»

«Sorpresa: ora si scopre che passare dallo status di Onlus a quello di Ets, cioè Ente del Terzo settore, può fare la differenza a livello economico. Una differenza enorme. Questo trabocchetto è previsto dalle modalità di applicazione dell’Irap, l’Imposta regionale sulle attività produttive, che cambia da Regione a Regione. Alcune amministrazioni prevedono infatti l’esenzione, altre una riduzione dell’aliquota per Onlus, Associazioni di promozione sociale (Aps), Organizzazioni di volontariato (Odv) e gli stessi Csv. Ma chi nel Registro unico nazionale del Terzo settore (il Runts) ora figura come Ets, può avere brutte sorprese a seconda della dislocazione geografica». Così Lucia Coi (nella foto), presidente del Centro servizi per il volontariato della Sardegna, lancia l’allarme e segnala una situazione che va affrontata con la massima urgenza.

«Rivolgiamo un accorato appello a tutte le forze politiche che siedono in Consiglio regionale, affinché modifichino in tempi strettissimi la norma. Magari con un emendamento al Collegato alla finanziaria che stanno discutendo in questi giorni», chiede Coi. «La necessità di questo intervento è presto detta: se sino a oggi uno dei soggetti sopracitati non pagava l’Irap perché la Regione Sardegna riconosceva il valore delle sue attività in campo sociale, d’ora in poi dovrà pagare l’imposta se si è trasformata in Ente del Terzo settore. Nonostante faccia esattamente le cose che faceva prima. Sembra un paradosso, ma è quanto si prospetta se non si interviene con un provvedimento di legge. E più un Ets avrà personale dipendente, indispensabile quando si richiedono certe competenze, più dovrà pagare. Al momento ci risulta che la Valle d’Aosta sia l’unica Regione italiana che ha confermato per gli Enti del Terzo settore iscritti al Runts (comprese le cooperative sociali) e per le Onlus l’esenzione totale dell’Irap. La Provincia autonoma di Bolzano, invece, prevede l’esenzione per Odv e Aps ma non per gli Ets. Come si può notare, c’è il rischio di una situazione a macchia di leopardo».

È possibile intervenire sino all’entrata in vigore delle disposizioni fiscali previste dalla Riforma del Terzo settore, per le quali l’Italia attende una risposta da Bruxelles. «Ci sarebbe tanto da dire sul fatto che molte realtà del Terzo settore paghino da sempre l’Irap, che dovrebbe essere un’imposta sulle attività produttive, mentre le nostre associazioni svolgono tutto fuorché attività di natura commerciale. Un’altra anomalia riguarda le reti nazionali: a seconda della regione in cui operano, possono pagare o essere esenti dall’Irap. A noi, francamente, sembra una cosa profondamente iniqua. Tuttavia, come presidente del Csv Sardegna, rinnovo il mio appello a tutti i consiglieri regionali: con un semplice emendamento possono soccorrere tante organizzazioni che, altrimenti, rischiano la chiusura delle attività. Con conseguenze nefaste per i lavoratori e per i beneficiari dei servizi».

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