Si chiama Whable ed è il nome di una app innovativa creata dall’omonima Organizzazione di volontariato che ha sede a Cagliari, fondata da Marco Altea, 44enne cagliaritano (nella foto in alto, a sinistra) che da anni è alle prese con la sclerosi multipla. È stato lui a mettere su una start up che possa aiutare le persone con disabilità motorie a individuare i luoghi realmente accessibili. Un gruppo di sviluppatori milanesi ha consentito sinora di caricare tutti i locali della ristorazione: ristoranti, pizzerie, paninoteche, bar, pub. Presto saranno disponibili sulla mappa geolocalizzata anche monumenti, musei, teatri, cinema e le spiagge più frequentate.
Il nome Whable è una combinazione delle parole Wheels (ruote, in inglese) e Able (capace, in grado di) che incarna il cuore del progetto. «Spesso vengono spacciati per accessibili locali o ambienti che non lo sono concretamente. Non sempre le informazioni fornite corrispondono alla realtà. Ecco perché la nostra “certificazione” viene data dai clienti con disabilità e non dai titolari o gestori dei locali. Un po’ come avviene da anni con quelle app che, attraverso i giudizi della clientela, conferiscono le recensioni della clientela».

Marco spiega il motivo per cui è nata l’idea. «Da tempo mi trovo costretto su una sedia a rotelle. Lavoro da casa ma talvolta la malattia mi fa avvertire una forte stanchezza. Quando esco con familiari o amici, mi imbatto di frequente nelle barriere architettoniche che mi complicano la vita. Così ho deciso di fare sensibilizzazione su questa materia attraverso i social media. Vorrei che ogni persona riuscisse a vivere la propria vita sociale con maggiore serenità. Inoltre, partecipo ad alcuni importanti acceleratori in ambito europeo e a progetti di respiro nazionale. Di recente sono stato invitato a Monaco di Baviera per presentare Whable all’interno dell’evento “Imprese sociali per l’Europa”. Il prossimo obiettivo è quello di conferire un bollino Whable a tutti i locali giudicati accessibili dai fruitori della app».
Altea ha lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe. «Non importa la cifra, per me conta di più il sostegno della gente che crede in questa scommessa», spiega l’imprenditore cagliaritano. «La mia malattia progredisce, ma lo stesso accade con la mia voglia di vivere. Perché la sclerosi multipla ti spegne lentamente. E io non mi arrendo, voglio godermi la vita sinché posso. Ma, allo stesso tempo, non devo necessariamente ricorrere all’aiuto degli amici per entrare in un locale. Il solo fatto di sapere che in un ristorante non c’è un bagno realmente accessibile a chi sta su una carrozzina, mi fa passare la voglia di uscire. E, alla lunga, mi isola dagli amici. Non ci sto. E molte persone nelle mie condizioni la pensano come me e mi stanno aiutando ad andare avanti. C’è necessità del contributo di tutti per compiere un salto di qualità complessivo».



