Ecoforum Legambiente, Sardegna regione virtuosa ma ancora c’è molto da fare

È una Sardegna virtuosa, quella raccontata venerdì 9 febbraio in occasione della sesta edizione dell’Ecoforum, organizzato da Legambiente. Durante la conferenza, che si è tenuta alla sala conferenze “Helmar Schenk” del Parco Naturale di Molentargius-Saline, è stato approfondito il tema dell’economia circolare, con un focus particolare sulla situazione isolana per quanto riguarda produzione e smaltimento rifiuti, questione impianti compresa.

Ad aprire la giornata il presidente del Parco, Stefano Secci, con i ringraziamenti per il lavoro svolto sul territorio, e la presidente di Legambiente Sardegna, Annalisa Colombu, che ha introdotto così l’argomento: «I dati – si riferiscono al 2022 – raccolti dall’Arpa Sardegna e dalla Regione ci dicono che, per il quarto anno consecutivo, l’Isola si conferma al secondo posto in Italia per la raccolta differenziata dei rifiuti (75,8%), dopo il solo Veneto (76,2%), ben oltre la media nazionale del 65,2%. La città metropolitana di Cagliari si posiziona ancora al primo posto in Italia con il 76,4%, due punti percentuali in più dell’anno precedente. La produzione dei rifiuti urbani è diminuita del 2,5% rispetto al 2021, ma ancora oltre l’obiettivo del Piano regionale. La produzione pro capite di rifiuti è diminuita di oltre 10 kg (da 475 kg a 462,5 kg), più di 30 kg in meno della media nazionale (493,6 kg). Dobbiamo migliorare sulla raccolta differenziata pro capite, pari a 351 kg contro una media italiana di 322 kg. In generale la produzione dei rifiuti diminuisce sia in Italia che in Sardegna, e questo non è casuale. Sicuramente questi dati sono influenzati dal fatto che siamo usciti dal periodo Covid, che ha inciso enormemente sui numeri degli anni precedenti, ma è altrettanto evidente che stiamo crescendo nella consapevolezza di dover non solo fare la raccolta, ma anche produrre meno rifiuti.»

Annalisa Colombu, presidente di Legambiente Sardegna

Cifre che raccontano una regione più che diligente. Impressionano soprattutto i risultati raggiunto dai Comuni isolani, reperibili nel dossier di “Comuni ricicloni 2023”, scaricabile dai siti legambientesardegna.com e ricicloni.it. Comuni ricicloni è l’iniziativa, nata nel 1994, promossa da Legambiente e patrocinata dal ministero per l’Ambiente, che premia le comunità locali particolarmente meritevoli in relazione ai risultati ottenuti nella gestione dei rifiuti.

Sono 202 i Comuni “rifiuti free” – cioè che hanno raggiunto l’obiettivo del 65% di RD (raccolta differenziata), con una produzione di rifiuto indifferenziato inferiore o uguale a 75 kg annui per abitante – premiati quest’anno in Sardegna da Legambiente, quasi 60 in più rispetto all’anno scorso. Per comprendere meglio, parliamo del 53,6% dei Comuni sardi, il 20,4% della popolazione. Di questi, 196 hanno meno di cinquemila abitanti, e 5 tra i cinquemila e i diecimila. Menzione particolare per Nuoro, primo capoluogo di provincia “rifiuti free” della Sardegna e unico italiano, ad eccezione delle regioni del Nordest.

Sono 170 i Comuni che superano la soglia dell’80% di raccolta differenziata. Importante analizzare anche i Comuni costieri, nei quali solitamente si riscontra una maggiore difficoltà a raggiungere gli obiettivi programmati per via dei flussi turistici; 18 di questi sono stati premiati con una menzione speciale per aver raggiunto l’obiettivo dell’80% di raccolta differenziata, pur non essendo riusciti a scendere sotto la soglia dei 75 kg pro capite di indifferenziato prodotto. Solo sette Comuni non raggiungono il traguardo del 65% di Rd previsto dal D.Lgs. n. 152/2006, uno in meno dell’anno precedente. Tra questi Sassari, fermo a 61,6%. Solo un Comune è sotto il 60%.

Ha accompagnato questi dati il contributo di Maurizio Salvo, Area rapporti con il territorio del Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi): «In Italia nel 2022, a fronte di circa 14,5 milioni di tonnellate di imballaggi immessi a consumo, si stima che sia stato possibile avviare a riciclo circa 10,4 milioni di tonnellate di quest’ultimi, quindi il 71,5%. Il recupero complessivo, tenendo in considerazione il recupero energetico, è di 11,7 milioni di tonnellate, +0,3 rispetto al 2021, oltre l’80% dell’immesso a consumo. I dati pongono l’Italia ai vertici europei. Specificatamente, la Sardegna continua ad essere una delle regioni più virtuose d’Italia, con oltre 150mila tonnellate di rifiuti forniti al sistema Conai. Se consideriamo la media dei conferimenti pro capite, l’Isola ha fatto registrare oltre 108 kg ad abitante, di gran lunga superiore alla media del Meridione (circa 77 kg) ma anche alla media nazionale, pari a 82 kg ad abitante. Per quanto riguarda l’andamento delle province, la media dei conferimenti pro capite maggiori è quella registrata nella provincia di Sassari, con 129 kg ad abitante. A seguire Cagliari e Sud Sardegna con circa 103 kg ad abitante, poi Nuoro con 99 kg ad abitante e infine Oristano con 96 kg ad abitante».

Maurizio Salvo, Area rapporti con il territorio Conai

Un quadro nel complesso confortante. La forma mentis è ormai quella di chi ha capito l’importanza dell’economia circolare. La raccolta differenziata è ormai abitudine, entrata da tempo nelle vite di tutti, ma non è scontato raggiungere questi risultati. Come non è scontato mantenere l’andamento virtuoso tenuto nel 2022 dai sardi. «Risultato importante che non deve farci abbassare la guardia, perché dobbiamo evitare che il trend vada a invertirsi», ha spiegato l’assessore regionale della Difesa dell’ambiente, Marco Porcu. «Per questo siamo in fase di adeguamento del Piano rifiuti, cercando anche di dare nuovi obiettivi e stimoli all’attività dei comuni. Per quanto riguarda i Comuni rimasti al di sotto della soglia del 65% di Rd, ho già chiesto l’intervento della direzione generale per capire dove siano le difficoltà e cercare di risolvere, al fine di raggiungere almeno il risultato minimo. Essendo ormai pochi, penso che l’attività di confronto bilaterale sia quella migliore per cercare di accompagnarli nel percorso. Spesso la problematica principale è quella di non riuscire ad impostare il lavoro sulla raccolta differenziata in modo puntuale. Servono programmazione e studio, soprattutto per le città e i Comuni più grandi. Parallelamente, dobbiamo accompagnare verso una diversa modalità di consumo, al fine di produrre meno rifiuti. La Sardegna manda ancora tanti rifiuti in discarica: uno dei risultati da raggiungere è quello di aprire il termovalorizzatore di Tossilo a Macomer, che ci consentirà di gestire gli spazi di discarica. Dobbiamo inoltre lavorare sulla filiera della plastica e del vetro, e di quelle che trattano inerti e terre rare, perché non è pensabile continuare a lavorare solo sullo stoccaggio, senza operare adeguatamente sul riutilizzo dei materiali.»

L’intervento di Marco Porcu, assessore regionale della Difesa dell’ambiente

Il settore impiantistico è uno dei punti deboli del sistema sardo. Nel territorio sono tante le mancanze, soprattutto per quanto riguarda particolari trattamenti che necessitano di impianti industriali di riciclo appositi. Uno dei casi in questione è quello della posidonia spiaggiata, spiegato dal sindaco di Alghero Mario Conoci: «Il conferimento in discarica di questo materiale non è fattibile per le quantità di sabbia – sull’ordine delle tonnellate – che verrebbero spostate insieme ad essa, non è una scelta di buon senso. L’altra possibilità sarebbe quella di accumularla a bordo spiaggia per riposizionarla nei mesi invernali, anche per evitare l’erosione costiera; ma chi vive ad Alghero o in città con la stessa problematica, sa che si accumula tantissimo materiale sulla battigia, e sarebbe impraticabile percorrere questa via. La soluzione è quella di costruire un impianto specifico per questo scopo, come quello di Quartu Sant’Elena».

A destra: Mario Conoci, sindaco di Alghero

L’impianto citato dal sindaco Conoci, entrato in funzione nel 2019, è stato progettato dal Gruppo Esposito, e permette il recupero della posidonia, opportunamente trattata, e dei residui dello spazzamento strade. Spiega Ezio Esposito, presidente del Gruppo Esposito: «L’impianto tratta prevalentemente i rifiuti provenienti dalla pulizia delle spiagge e dallo spazzamento delle strade. È una tecnologia innovativa che, attraverso il lavaggio, permette la separazione e il recupero delle varie frazioni presenti all’interno del materiale, che può essere utilizzato per altri scopi come la creazione di manufatti, ad esempio panchine per l’arredo urbano o simili. In contemporanea abbiamo la possibilità di recuperare la spiaggia, separata dai rifiuti che il mare porta a riva. La sabbia lavata torna alla spiaggia di provenienza. La posidonia rimasta può invece essere utilizzata in un impianto di compostaggio per produrre dell’ammendante, oppure può essere utilizzato nella bioedilizia per la produzione di pannelli.»

A destra: Ezio Esposito, presidente dell’omonimo Gruppo

Attualmente, grazie ai progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza – Pnrr, è stato possibile finanziare progetti non solo per l’ammodernamento degli impianti presenti ma anche per la progettazione e creazione di impianti come quello del trattamento della posidonia, proprio nei pressi di Alghero; inoltre, impianti di digestione anaerobica per la produzione di biometano, di cui l’Isola è sprovvista, impianti per il trattamento dei prodotti assorbenti per la persona, un impianto per il recupero dei pannelli fotovoltaici, uno per il trattamento della plastica e uno per il recupero di terre rare e metalli. Un restyling completo al mondo dell’economia circolare, che però non deve tralasciare la formazione del personale. Al tema dedica una riflessione il professor Aldo Muntoni, docente di Ingegneria civile ambientale e architettura all’Università di Cagliari: «Credo che questa evoluzione richieda un’evoluzione del personale. Vorrei vedere in Sardegna impianti con meno dipendenti, ma con un maggior numero di laureati. Più diventa sofisticato il tipo di processo, e maggiore è il livello di preparazione che deve avere personale.»

Al centro Aldo Muntoni, docente di Ingegneria civile ambientale e architettura all’Università di Cagliari

I dati presentati fanno riferimento al 2022, anno in cui si è chiuso il Piano rifiuti che la Regione ha avviato nel 2016. Un percorso lungo sei anni che puntava a ridurre la produzione dei rifiuti a 400 kg per abitante annuo (690mila tonnellate complessive), portare la raccolta differenziata all’80% e il riciclo al 70%, la riduzione dei rifiuti in discarica fino al 10% del totale del rifiuto urbano, un’ottimizzazione degli impianti di recupero della frazione organica e un contenimento dei costi della gestione integrata dei rifiuti. La raccolta dei dati utili è stata svolta da Arpa Sardegna. «Il monitoraggio coinvolge le amministrazioni comunali e gli impianti», ha spiegato Veronica Lecca, servizio controlli, monitoraggi e valutazione ambientale Arpas. «I Comuni devono rendere tutti gli anni una dichiarazione con tutti i dati richiesti, entro il 30 aprile, tramite il Sistema informativo regionale ambientale – Sira. Abbiamo però riscontrato una problematica: sebbene il dato sia in miglioramento, la partecipazione dei Comuni, per quanto obbligatoria e normata, non arriva a coprire il 100% delle amministrazioni, e non tutti mandano la dichiarazione nei tempi previsti. Questo comporta una penalizzazione, perché i ritardatari non potranno poi usufruire delle riduzioni premio per i Comuni virtuosi sull’ecopass, il tributo per il conferimento in discarica. Questo crea ovvii problemi anche per il nostro lavoro, e ricade sui cittadini».

Ma cosa raccontano questi dati? I numeri riportati in apertura mostrano una Sardegna virtuosa, ma non bisogna illudersi: persistono alcune problematiche, e i dati Arpas in relazione al Piano rifiuti lo dimostrano, come spiega Salvatore Pinna, direttore servizio tutela dell’atmosfera e del territorio Regione Sardegna: «Citando i punti principali, rispetto agli obiettivi 2022 vediamo che per quanto riguarda la produzione dei rifiuti, nonostante il trend positivo, non è stato raggiunto il traguardo delle 690mila tonnellate annue complessive; la raccolta differenziata è salita al 76% circa, considerando che siamo partiti dal 53% circa del 2014, sfiorando l’obiettivo dell’80% prefissato; il riciclo si attesta tra il 59 e il 63%, con una forbice che deriva dal metro di calcolo, quindi anche qua non abbiamo raggiunti i valori a cui puntavamo; anche i valori dei rifiuti trattati negli inceneritori non sono soddisfacenti, ma questo era pronosticabile vista la manutenzione ancora in corso ai due termovalorizzatori presenti sul territorio (Tossilo e Macchiareddu); molto alto il valore del rifiuto andati in discarica. C’è ancora da lavorare».

Veronica Lecca (Aepas) e Salvatore Pinna (direttore servizio Tutela dell’atmosfera e del territorio)

Le criticità evidenziate dagli studi dell’Arpa Sardegna non finiscono qua. È necessario soffermarsi su due ulteriori punti. In primis dobbiamo ragionare sulla qualità del rifiuto, e quindi sugli scarti del rifiuto differenziato. Confrontando la curva della percentuale della raccolta differenziata con quella dell’indice di riciclaggio, si può notare una “forbice” che va ad allargarsi. L’indice di riciclo rappresenta la quantità di materiale riciclato dopo aver separato lo scarto, cioè tutto ciò che non si può riciclare, che sia per la sua natura o per un conferimento sbagliato da parte dell’utente. La sintesi può semplificarsi dicendo che la qualità del rifiuto sta diminuendo.

In secondo luogo, bisogna ragionare sullo strumento della premialità/penalità. La Regione ha investito lo scorso anno, in riferimento al dato 2022, circa cinque milioni di euro. I Comuni sono quasi tutti in premialità. Dal 2022 però è stato modificato lo strumento con l’adozione della delibera sulla tariffa puntuale, che obbliga i Comuni ad attivare la tariffa puntuale per mantenere i premi, a prescindere dalla percentuale di raccolta differenziata raggiunta. Raggiungendo il 70% di raccolta differenziata, la premialità si dimezza. Nel 2022 solo il Comune di Cagliari ha diritto alla premialità piena, a dimostrazione di quanto sia importante questo tema.

Il lavoro non è sicuramente finito. Cionondimeno è giusto riconoscere il lavoro fatto da istituzioni, enti e cittadini nel corso degli anni. La strada è quella giusta, e si sta già lavorando sul futuro, soprattutto per quanto riguarda gli impianti, ma bisogna continuare a programmare sui temi dell’economia circolare e, più in generale, sulla transizione ecologica in atto. A tracciare il percorso ha contribuito Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, presente all’Ecoforum sardo: «Sono compiaciuto per il risultato straordinario raggiunto dalla Regione Sardegna. Nei miei 26 anni di associazione ho seguito per tanti anni da Roma la situazione isolana, e ricordo la fatica per uscire dall’ultima posizione in classifica che occupava vent’anni fa in questo ambito. Oggi si arriva a sfiorare la performance sulla differenziata di quello che è uno degli eden dell’economia circolare mondiale, cioè il Veneto. Le percentuali della Sardegna superano quelle di diversi Lander della Germania sul fronte dei rifiuti domestici. Ora bisogna completare l’opera. È molto importante azzerare la forbice tra differenziata e riciclo, lavorare sulla qualità e sui sistemi di raccolta. Un altro spunto interessante viene dai discorsi sulla premialità: è fondamentale programmare e utilizzare un nuovo criterio di premialità per migliorare la qualità della raccolta. In continuità con questo discorso, bisogna spingere sulla tariffazione puntuale responsabilizzando amministrazioni ma anche le utenze. Le iniziative sull’impiantistica sono molto interessanti, ed è necessario migliorare sotto questo punto di vista, soprattutto per recuperare le materie prime critiche che saranno necessarie nell’era della transizione ecologica. Intorno a questi dobbiamo costruire un mercato delle materie prime secondarie, e in questo l’amministrazione pubblica avrà un ruolo decisivo. Ultimo punto, ma non meno importate: la Sardegna è una delle prime della classe in questo ambito, leader nella rivoluzione circolare in uno dei Paesi leader dell’economia circolare. Questa crescita va replicata sulla transizione energetica, ma questo percorso deve essere più veloce perché per questa rivoluzione non possiamo aspettare vent’anni.»

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente

In chiusura la consegna dei premi ai “Comuni ricicloni” sardi (foto d’apertura). Menzione d’onore per il Cagliari Calcio, consegnata dalla Presidente Colombu: «Una realtà importante con cui collaboriamo ormai dal 2021. Ci teniamo molto a dare questo premio per l’impegno nella diffusione di una sensibilità ambientale collettiva e attiva».

(testo e foto a cura di Riccardo Mascia)

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