«Tutti i settori puntano sull’alta formazione. E noi dobbiamo essere sempre più adeguati e all’altezza del nostro intervento, è assolutamente indispensabile. Ma il progetto di formazione ha anche lo scopo di fare una riflessione su come siamo messi, su come siamo attrezzati per rispondere alle sfide che la società in cui siamo immersi ci pone». Ai margini del corso di formazione Fqts che si è tenuto nei giorni scorsi a Cagliari (prossimi appuntamenti, nell’ordine, il 21 ottobre a Sassari e il 18 novembre a Nuoro), abbiamo intervistato Mauro Giannelli, coordinatore nazionale del progetto Fqts. Che non si è limitato ad approfondire il tema della formazione, peraltro importantissimo, bensì ha spaziato su vari argomenti. Manifestando una certa soddisfazione per la risposta data in occasione dei primi due incontri nell’Isola: più di 35 persone al corso online e altrettante in presenza alla sede del Csv Sardegna di Cagliari.

«Il Terzo settore non può non agire in funzione dei bisogni che riesce a leggere nel territorio, quindi occorre attrezzarsi di competenze specifiche che ci aiutano, da un lato, a leggere i bisogni e, dall’altro, ad immaginare le risposte a questi bisogni. È una delle questioni fondamentali che Fqts tenta di portare a termine», ha sottolineato ancora Giannelli.
Il Terzo settore è in continua evoluzione, come lo è tutta la società. Negli ultimi anni, però, le specificità sono aumentate: vuoi per la pandemia, vuoi per tutta una serie di fattori contingenti. In più ora c’è un calo di volontari a livello nazionale, soprattutto di giovani. Quale riflessione avete fatto da questo punto di vista?
«Sul calo dei volontari bisogna stare attenti a leggere bene i dati perché, in realtà, siamo di fronte a una diminuzione sostanziale della popolazione italiana, soprattutto dei giovani, quindi è molto probabile che diminuiscano anche i volontari giovani attivi. Bisogna incrociare i dati tra la realtà di natalità e di presenza dei cittadini nel Paese rispetto all’azione volontaria. D’altro canto, gli stessi dati ci dicono che l’azione dei giovani all’interno delle organizzazioni di volontariato è molto vivace, cosa ben diversa dal fatto che i giovani a volte non abbiano una dimestichezza sulla nostra organizzazione strutturale, quindi hanno qualche difficoltà ad inserirsi all’interno di un meccanismo di governo delle nostre organizzazioni che forse è un po’ novecentesco: sicuramente ha bisogno di essere aggiornato. E poi, comunque, le sfide della pandemia e dell’economia (che non dobbiamo lasciare in secondo piano, insieme a quelle del cambiamento ambientale e climatico) dimostrano a mio avviso, in maniera inequivocabile, come il Terzo settore stia di nuovo lavorando nella sua dimensione profetica, quella che Luciano Tavazza (fondatore del Movimento del volontariato italiano – Movi, ndr) tanti anni fa definiva come una delle caratteristiche del volontariato, vale a dire quella di “essere un soggetto politico profetico che riesce a individuare i bisogni che stanno per venire e non solo quelli che ci sono, e cominciare già ad attrezzarsi per essere pronti ad affrontare emergenze che sono dietro l’angolo, ma che ancora forse non riusciamo appieno a vedere”».

In un’intervista che ci ha rilasciato nei giorni scorsi il nuovo portavoce del Forum del Terzo settore Sardegna, Andrea Pianu ci ha detto che “bisogna fare uno sforzo per non essere autoreferenziali ma allo stesso tempo far capire al pubblico, in maniera definitiva, che noi non siamo un qualcosa di governabile a seconda delle loro idee o delle loro interpretazioni, bensì siamo qualcosa di concreto e non viviamo soltanto di emergenze”.
«Questo aspetto è molto attuale e si può riassumere in una dimensione che l’articolo 55 del Codice di riforma del Terzo settore esprime in maniera molto precisa. Soprattutto, lo fa ancora in maniera più precisa la sentenza 131 della Corte Costituzionale. Il Terzo settore è un soggetto privato che condivide con la pubblica amministrazione la vocazione di interesse pubblico. E qui sta il nodo della questione. Noi non siamo la controparte della pubblica amministrazione, e neppure un soggetto sindacale di rappresentanza di istanze particolari: Siamo un soggetto che, negli ambiti di interesse generale (cioè quelli definiti dalla legge numero 117), cooperano in maniera paritaria con la pubblica amministrazione per il raggiungimento dell’interesse generale. Questo è quello che ci distingue: essere soggetti che, in piena autonomia e in libertà, condividono lo stesso ruolo della pubblica amministrazione. Chiaramente quest’ultima ha il diritto e il dovere del controllo della verifica e dell’indirizzo politico, che poi deve comunque condividere con noi».



