Ha scatenato profonde emozioni e non ha deluso le aspettative. L’incontro tra Agnese Moro e Franco Bonisoli, proposto sabato scorso da Heuristic associazione culturale nella comunità “Il Samaritano” di Arborea, ha fornito ai presenti tanti spunti di riflessione. L’evento, dal titolo “Riconciliare, ristorare, ricominciare”, era inserito all’interno del Festival Propagazioni che si è chiuso lo scorso week end. Nella struttura gestita dall’omonima cooperativa sociale che si occupa dell’inserimento socioeducativo di persone in percorso di pena, la figlia di Aldo Moro ha parlato di giustizia riparativa insieme all’ex esponente delle Brigate Rosse, che fece parte del commando in cui vennero uccisi tutti i componenti della scorta e rapito il leader della Democrazia Cristiana, a sua volta assassinato 55 giorni più tardi. Moro e Bonisoli hanno raccontato a un’attenta platea il loro lungo e complesso percorso di riconciliazione, affatto scontato, che costituisce un esempio tangibile di giustizia riparativa. Una modalità certamente non facile, che però dai due protagonisti viene considerata l’unica strada percorribile verso un completo reinserimento nella società civile. «Il carcere non aiuta e non dà ristoro alle vittime e alle loro famiglie, chi afferma il contrario dice menzogne», ha spiegato Agnese Moro.

C’è, tuttavia, una difficoltà da superare: quella delle risorse economiche. Lo Stato al momento mette a disposizione sette milioni di euro per le comunità di tutta l’Italia che ospitano detenuti destinati alla pena alternativa. Ma soltanto per le otto realtà della Sardegna occorrono tre milioni di euro. I conti non tornano. La Regione, nelle scorse settimane, ha stanziato 2,5 milioni ma la programmazione fatta anno per anno non consente di dare continuità ai progetti, come ha sottolineato Antonello Caria, presidente del coordinamento della comunità sarde. Non a caso, proprio Il Samaritano negli ultimi mesi ha dovuto rinunciare all’esperto coordinatore e a due validi operatori, costretti a cercare lavoro altrove perché, dopo mesi di inutile attesa, la cooperativa non ha ricevuto i fondi regionali.
La riforma Cartabia, insomma, rischia di restare impaludata a causa della non volontà politica di arrivare all’obiettivo previsto dalla stessa Costituzione che, all’articolo 27, recita testualmente: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. La lezione di vita impartita da Agnese Moro e dai suoi familiari è ancora indigesta per molti italiani. Ma per chi ha partecipato a quell’incontro, nulla potrà più essere come prima.




