Nel mondo del Terzo settore ci sono numerosi progetti di interesse sociale piuttosto impegnativi, ma alcuni di essi richiedono qualcosa di speciale, per esempio disponibilità di tempo e pazienza fuori dal comune. In quest’ultima categoria ricadono le due iniziative che porta avanti, da alcuni anni e con successo, l’associazione di promozione sociale Gps di Porto Torres. Il perché è presto detto. Il primo si chiama “A scuola per mare” ed è stato selezionato dall’impresa sociale “Con i bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa; coinvolge adolescenti di entrambi i sessi residenti in Sicilia, Lazio, Lombardia, Sardegna e Campania. Il secondo è denominato “Futuro blu”, è complementare al primo ed è finanziato dalla Fondazione di Sardegna.

La vulcanica presidente Alessandrina De Vita (foto sopra) ha messo su una squadra di esperti che stanno ottenendo ottimi risultati. L’ex insegnante di sostegno, pugliese originaria di Taranto, è trapiantata da anni in Sardegna. È stata lei a fondare la Gps, un nome che richiama gli strumenti utilizzati per determinare le tre coordinate che indicano la posizione precisa durante la navigazione, e non solo. Mostrano pure la rotta da seguire, che a volte può valere una o più vite umane.
«Noi educhiamo in mare, a bordo di una barca a vela», spiega De Vita. «Rivolgiamo i nostri progetti educativi, riabilitativi e inclusivi a minori in difficoltà e a persone con disabilità fisica o cognitivo-relazionale. Dal 2010 interveniamo sul disagio giovanile, navigando come laboratorio di conoscenza, formazione e crescita personale e di gruppo, e come opportunità formativo-professionale. Lo scopo è tessere reti e ancorare la comunità educante verso la costruzione di alleanze e modelli educativi. Mettiamo insieme l’Ussm (l’Ufficio di servizio sociale per i minorenni, ndr), la famiglia, la scuola e tutte le istituzioni che contribuiscono a recuperare questi ragazzi. Non hanno commesso reati particolarmente gravi, infatti non arrivano da un carcere minorile, tuttavia sono estremamente a rischio».

«La valorizzazione della navigazione a vela, della barca come aula decentrata e del mare come laboratorio naturale dal quale pescare opportunità, pone al centro la persona e aiuta a crescere», sottolinea la presidente di Gps. «I due progetti prevedono un percorso triennale, al termine del quale non ci fermiamo perché c’è sempre il forte rischio di una recidiva. I programmi di coaching individuale e di mentoring stanno dando risultati incoraggianti».
Lo staff dell’Aps di Porto Torres ha costruito nel tempo una rete di contatti e collaborazioni con numerose realtà sarde e della penisola, tra cui il Dipartimento e il Centro di Giustizia minorile di Cagliari, l’Ussm di Sassari, alcune scuole del territorio (su tutte l’Istituto d’istruzione superiore “Mario Paglietti” di Porto Torres e l’Istituto Alberghiero di Sassari), i servizi sociali dei Comuni di Sassari, Porto Torres, Sorso, Stintino e Castelsardo, le cooperative e le comunità accoglienza per minori (citiamo in particolare Adelante Airone Porto Torres, La Fenice e Casa Gina di Sassari), tante imprese che operano nella blu economy e una serie di attori inclusivi in tema di giustizia riparativa.
«I protagonisti sono i ragazzi», tiene a precisare De Vita. «Gli operatori li affiancano cercando di fare emergere le loro potenzialità spesso sommerse. Siamo partiti tredici anni fa con il progetto “Se-Stante”, che ha tracciato una nuova strada per i ragazzi in difficoltà e ci ha permesso di rimotivarli, mostrando loro percorsi formativi alternativi. Alcune scuole hanno capito l’importanza di derogare rispetto al tetto delle assenze di questi adolescenti, che sono in dispersione scolastica: loro stanno in mare per 80 o addirittura 100 giorni, ma in barca lavorano e studiano con profitto e poi affrontano un esame finale. Molti di loro non solo si sono messi al passo con i compagni, ma hanno raggiunto medie dell’otto o del nove in pagella».

«Ci siamo posti un obiettivo ambizioso: restituire alla giustizia riparativa un compito pedagogico e miscelare i fattori comuni delle buone prassi educative», conclude Alessandrina De Vita. «Perché l’intervento educativo abbia un buon risultato, è necessario che gli attori del processo non siano solamente i ragazzi e le loro famiglie».
«Sono comandante di una barca a vela da trent’anni, con equipaggi che hanno caratteristiche diverse, e credo che la navigazione rappresenti una rottura con il proprio passato», commenta Marco Tibiletti, presidente dell’Unione italiana Vela solidale. «Dobbiamo creare un villaggio del mare, un luogo sicuro e formativo che non può esistere senza una rete a terra fatta di associazioni, istituzioni, famiglie e aziende. Una comunità educante che si impegni per dare ai ragazzi che sbarcano istruzione e lavoro, che per loro vuol dire avere un posto nel mondo».




