“Mens sana in corpore migrantis Su Stoffa”, un nome piuttosto articolato che in quadra il progetto di coesione sociale realizzato da La Matrioska, un laboratorio tessile creativo sociale, con il contributo dell’assessorato alle Politiche sociali e generazionali del Comune di Quartu Sant’Elena. Riprende un’idea della cooperativa sociale Il Sicomoro che, tra il 2019 e il 2021, aveva presentato il vademecum “Mens sana in corpore migrantis”, uno strumento d’informazione che promuove il benessere individuale e interpersonale di coloro che sono coinvolti in un processo migratorio.
La Matrioska, nata nel 2019 grazie a una campagna di crowfunding sulla piattaforma “Produzioni dal basso”, al momento è l’unica realtà sartoriale che in Sardegna opera con regolarità e continuità da cinque anni, con l’obiettivo di favorire l’inclusione di richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. Offre occasioni formative e opportunità di lavoro, promuove l’autoimprenditorialità e coinvolge attivamente i beneficiari del progetto nella comunità di accoglienza. Il Sicomoro, invece, opera su tutto il territorio regionale, dove gestisce alcune strutture di accoglienza per i cittadini stranieri e propone attività che migliorano e ampliano l’offerta dei servizi utili ai migranti: dal supporto sanitario all’assistenza legale, dai corsi di lingua italiana al supporto motivazionale degli operatori coinvolti.

«Collaboriamo con numerosi centri di accoglienza della Sardegna per progetti di inclusione sociale nel settore della moda e della sartoria», spiega Elisabetta Dessì, psicologa e coordinatrice del progetto per La Matrioska. «Ci occupiamo di formazione e inseriamo i ragazzi nei corsi di taglio e confezione. In questi anni abbiamo portato avanti diversi progetti di inclusione dei migranti. Quest’ultimo è partito lo scorso dicembre, per dare ulteriore risonanza all’iniziativa lanciata tra il 2019 e il 2021 dal Sicomoro, che a noi era piaciuta particolarmente».
I giovani immigrati, guidati dalla sarta professionista Annarita Olla, stanno lavorando con impegno e creatività. La Matrioska ha lanciato una collezione moda, con t-shirt e shopping bag che riportano in bella evidenza frasi che trasmettono valori come il coraggio, la fiducia verso il futuro e verso gli altri. In sartoria lavorano stabilmente cinque ragazzi. Le borse sono realizzate con cotone wax africano e dal riciclo di cotone bianco che viene donato dall’associazione “Cuoremondo”. Ciò che i ragazzi realizzano consentirà di finanziare i progetti futuri. I prodotti vengono venduti nella sede di via Sant’Antonio 122, a Quartu, oppure attraverso il sito di e-commerce www.laboratoriolamatrioska.com.

«Le illustrazioni riportate da t-shirt e shopper puntano a messaggi minimali, perché possano giungere più facilmente alla gente», spiega Michela Truzzu, responsabile della grafica del progetto. «Le simbologie contenute nelle immagini possono essere percepite da ciascun osservatore in maniera diversa, quasi fossero lo specchio della propria anima. I simboli rappresentano la luce, il sostegno reciproco, il viaggio, il coraggio, l’unione e le diversità».
«Questo progetto è nato dalla delusione che tantissimi ragazzi hanno provato arrivando in Italia o comunque in Europa», spiega Stefania Russo, presidente della cooperativa Il Sicomoro. «Nella nostra isola hanno trovato umanità e accoglienza ma scarse opportunità lavorative. Anche quando il percorso d’inclusione sociale si compie in maniera costruttiva, dopo un certo periodo (solitamente di 8-9 anni) prevale un sentimento di sofferenza e solitudine. Migrare significa lasciare la propria famiglia, gli amici, ed è difficile arrivare in un contesto nuovo e creare delle relazioni. Ma la vita non è solo lavoro. Ecco perché nelle nostre comunità, ogni ragazzo ha un nome e una storia, non è semplicemente un minore straniero non accompagnato. L’amministrazione comunale di Quartu Sant’Elena sta credendo in questi interventi, ma ringrazio anche La Matrioska per averci permesso di creare una rete che può ancora espandersi. Vogliamo comunicare le migrazioni in modo diverso, scardinando l’immagine e il linguaggio che spesso accompagnano i migranti».
«Abbiamo finanziato questo progetto, attraverso un bando specifico, perché tocca nel concreto l’inclusione socio-lavorativa di giovani migranti», sottolinea l’assessore comunale alle Politiche sociali e generazionali, Marco Camboni. «Crediamo molto in questo progetto che coinvolge diverse fasce della popolazione. Quale miglior messaggio se non quello di un’inclusione vera, insegnando a questi ragazzi un mestiere e dando loro la possibilità di accedere alla nostra società in una maniera più che dignitosa? Vorremmo fare molto di più, le risorse non sono tantissime e il flusso migratorio è in crescendo, tuttavia questi progetti sembrano apparentemente piccoli ma producono risultati tangibili, che poi sono una forma di restituzione all’intera collettività accogliente».



