L’importanza dei controlli periodici, ma non solo: il ruolo fondamentale della prevenzione è evidente, ma c’è di più. Spesso le azioni che i volontari portano avanti hanno più livelli di lettura e risultano più complesse di quanto possano sembrare. Non fa eccezione la terza “Giornata di prevenzione e sensibilizzazione sul diabete”, organizzata dall’Associazione Diabetici Cagliari e dalla Rete Sarda Diabete, in programma sabato 27 settembre presso i locali della palestra comunale di viale Europa a Mandas, dalle ore 8:30 alle 12:30.
Un evento co-progettato con il Centro Servizi per il Volontariato (CSV) Sardegna e patrocinato dal Comune di Mandas e da Diabete Italia. L’iniziativa vedrà impegnati, al fianco dei volontari, professionisti specializzati dell’ O.S.D.I. (Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani), che per l’occasione metteranno le proprie competenze a disposizione della causa sociale. Durante la mattinata, nelle sei postazioni di screening allestite, sarà possibile misurare la glicemia dei presenti, con l’obiettivo – si spera di non doverlo confermare – di individuare eventuali valori sospetti che possano suggerire la presenza di diabete, indirizzando così alle cure più adeguate chi ne avesse bisogno.
«Questo è il terzo anno che organizziamo questa giornata di screening a Mandas – racconta Carol Tola, presidente dell’Associazione Diabetici Cagliari – e ogni anno vediamo crescere il coinvolgimento, soprattutto nelle scuole e tra i bambini. I primi anni si percepiva un po’ di diffidenza e paura; ora invece, soprattutto i più piccoli, hanno capito che una semplice puntura può essere importante per la salute. E con loro anche i genitori sono più incentivati a sottoporsi al controllo. Non è un risultato scontato: Mandas è casa mia, so da dove siamo partiti e quanti passi avanti abbiamo fatto, soprattutto in termini di sensibilizzazione.»
Comprensibile e facilmente superabile la paura dell’ago provata da un bambino; molto più problematica, invece, è la scarsa comprensione del problema: dalle conoscenze generiche sulla patologia fino alla consapevolezza di quale stile di vita sia necessario adottare per vivere in salute o, quantomeno, senza complicanze. Ed è proprio questo il punto: il controllo senza consapevolezza non basta. L’uno completa l’altro; ed è per questo che una giornata come quella di sabato può diventare un momento di confronto e riflessione, capace di trasmettere un messaggio molto chiaro: il diabete non va preso alla leggera. «Conosco la mia comunità – prosegue la presidente Tola – so quanto le persone, amici e parenti a cui voglio bene, abbiano spesso sottovalutato il diabete, e in alcuni casi continuino a farlo. Spesso subentra la paura di scoprire, oppure, anche dopo aver scoperto, non è semplice accettare la diagnosi. Siamo partiti tre anni fa con numeri già incoraggianti: circa 500 screening alla prima edizione. Ogni anno i dati crescono, grazie anche al supporto delle istituzioni, in particolare della scuola che ci aiuta molto nella sensibilizzazione. Lo scorso anno circa il 90% degli alunni delle primarie e delle secondarie di primo grado ha aderito all’iniziativa, e speriamo di eguagliare, se non migliorare, questo risultato straordinario.»
L’apporto che i volontari offrono quotidianamente sul territorio viene spesso sottovalutato: non fa notizia, non guadagna le prime pagine, anche quando l’impatto è evidente e tangibile. Ma in tempi difficili, soprattutto in ambito sanitario, il lavoro delle associazioni diventa imprescindibile, ancor più nei piccoli centri meno serviti. È la comunità che si auto-sostiene, è l’aiuto dal basso che colma i vuoti lasciati dall’alto. Basti pensare alla difficile condizione della rete di medici di base: parlare di prevenzione rischia di sembrare ipocrita, se questa rimane concretamente poco accessibile a molti. Eppure, anche a chilometri di distanza dai grandi centri urbani, diventa possibile quando lo spirito di condivisione e partecipazione vince sull’inerzia e l’indifferenza civica. «Nella zona di Mandas il grande punto interrogativo sui “medici di famiglia” è un problema evidente – conclude la presidente – e sì, gli Ascot (Ambulatori Straordinari di Comunità Territoriale) aiutano, ma non possono seguire e supportare i pazienti lungo il percorso, indispensabile soprattutto per chi affronta una nuova patologia. Il lavoro che facciamo come volontari è diventato essenziale: negli ultimi anni abbiamo fatto enormi progressi nel sensibilizzare la comunità, e chi la vive ogni giorno lo percepisce. Dobbiamo continuare il nostro percorso, perché possiamo ancora dare tanto.»




