Questa mattina a Settimo San Pietro è stata inaugurata la nuova sede dell’hospice “Madonna di Fatima”. Una struttura bellissima, accreditata dal sistema sanitario regionale e costruita grazie ai soldi messi pazientemente da parte nel corso degli ultimi trent’anni dalla cooperativa Osat – Operatori sociosanitari associati territoriali. «Una scelta ponderata, quella di non chiedere finanziamenti pubblici», spiega il presidente di Osat, Bruno Farci (nella foto sotto, al centro, con il presidente di Confcooperative Sardegna, Fabio Onnis, e il presidente di Federsolidarietà Sardegna, Antonello Pili) «Tutti gli utili che avanzano non vengono spartiti tra i soci della cooperativa bensì sono utilizzati per il bene di tutti. Nell’immobile in cui abbiamo operato per tanto tempo a Sa Tiacca, nel territorio di Quartu Sant’Elena, eravamo ospiti. Ora abbiamo una casa tutta nostra e ne andiamo orgogliosi».

Un sentimento legittimo, vista l’altissima qualità del progetto che si è portato a termine nonostante alcune traversie nel periodo della pandemia. Il gusto architettonico si è ben sposato con le esigenze di pazienti, familiari e operatori sociosanitari. Un personale altamente qualificato e selezionato, che conta su cinquanta professionisti tra medici, infermieri e Oss dotati non solo delle necessarie competenze ma anche di un’empatia che dovrebbe essere indispensabile per chiunque lavori in ambito sanitario. Un elemento che, al momento, appare utopistico nel settore pubblico.
L’edificio di via Stazione non è strutturato su un corpo unico, come generalmente avviene nei grandi presidi ospedalieri, bensì distribuito su più blocchi armonici, ognuno dei quali è in grado di ospitare un singolo paziente e un congiunto, riproducendo in piccolo (ma con ottimo gusto) l’ambiente familiare. «Per sentirsi davvero a casa sin dal momento dell’accoglienza», precisa il presidente Farci. «Ospitiamo 15 degenti, che è il numero massimo consentito ad un hospice e anche quello ideale per garantire sempre un alto livello qualitativo dei nostri servizi. Perché la persona è al centro di tutto. Le cure palliative e l’approccio dei nostri operatori consentono di accompagnare queste persone nell’ultimo percorso della loro vita. Loro e anche i familiari».

L’umanità viene prima ancora della medicina. E questo lo si è potuto cogliere facilmente stamane nel corso del convegno “Una nuova Casa dove accogliere, assistere, amare”, che ha preceduto il consueto taglio del nastro. Profonde e molto toccanti le testimonianze del personale dei familiari e dei volontari dell’associazione “Amici dell’Hospice Madonna di Fatima”, guidati con il consueto dinamismo dalla presidente Mara Cadoni.
«Mi rivolgo alle istituzioni regionali e locali presenti oggi per lanciare un appello, affinché venga riconosciuta in maniera più tangibile l’opera svolta dalle realtà sarde del Terzo settore nell’interesse delle nostre comunità, di cui esse stesse sono espressione. La competenza e la professionalità di operatori e volontari è testimoniata dal lavoro quotidiano delle associazioni, anche in strutture come questa», ha sottolineato il presidente Farci. «C’è sempre una grande richiesta di ingressi: ad oggi abbiamo una lista d’attesa di sei persone. Per noi è sempre doloroso dover dire che non possiamo accogliere altri degenti, sappiamo bene che loro e le rispettive famiglie necessitano di una cura speciale e di ristoro».
Dopo la Messa presieduta dall’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, è stata inaugurata la mostra fotografica “L’abbraccio del pallium. La misericordia e la cura” che, sino al 19 novembre 2023, dedicherà un’interessante testimonianza del grande lavoro svolto da Cecily Saunders, la quale ha dato vita alla diffusione degli hospice e delle cure palliative nel mondo.








