“Il pomodoro per la ricerca”: nel weekend l’ottava edizione dell’iniziativa
Confezione di pomodori per la ricerca, evento Fondazione Veronesi, 29-30 marzo.

Un pomodoro può salvare tante vite. No, non è una questione alimentare, ma di ricerca. Il 29 e 30 marzo torna nelle città italiane “Il pomodoro per la ricerca”, iniziativa promossa dalla Fondazione Veronesi, con la partecipazione di Anicav (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) e Ricrea (Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio). 

Lo scopo che motiva l’iniziativa è più che nobile: raccogliere fondi per la ricerca scientifica sui tumori pediatrici, che rappresentano la prima causa di morte per malattia nei bambini, come racconta la stessa Fondazione sul sito: sono al mondo 250 mila i nuovi casi all’anno, e solo in Italia 1.400 nuovi casi diagnosticati annualmente tra i bambini da 0 a 14 anni e 800 tra gli adolescenti da 15 a 19 anni. 

In foto il banchetto dell’associazione Mercatino dei Sogni, a Guspini

Ma a numeri tanto catastrofici si oppongono, almeno in parte, cifre ben più incoraggianti: quelle capitalizzate nel tempo dai tantissimi volontari – se ne contano circa 2000 – che ogni anno partecipano all’evento, posizionando i propri banchetti arredati per le piazze e vendendo, appunto, i pomodori per la ricerca. Giunta all’ottava edizione, la risposta non è mai mancata: sono 322 le città raggiunte a oggi, con ben 211.788 confezioni distribuite, tendenzialmente in aumento. 

Un’idea semplice ma efficace, che può raggiungere vette ancora più alte con l’aiuto di tutti. È possibile contribuire acquistando i “pomodori per la ricerca” in uno dei tantissimi banchi allestiti dai volontari, dislocati in tutta la Penisola. Per chi volesse fare di più e supportare l’azione della Fondazione Veronesi, è possibile proporsi come volontario sull’apposito sito.

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