“Un patto per la Sardegna. La gestione condivisa dei beni comuni”. Non è solo un buon proposito per il futuro prossimo, ma un percorso concreto promosso dall’associazione Farmacia Politica in collaborazione con l’Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport della Regione Sardegna e Poliste Società Benefit. Un progetto presentato lo scorso 9 aprile nella Sala riunioni della biblioteca regionale di Cagliari: oltre 120 persone presenti per prendere parte in maniera attiva ad un confronto reale e partecipato, occasione per conoscere le esperienze consolidate nello stivale e i – purtroppo pochi – esempi di amministrazione condivisa isolani.
«Abbiamo voluto fortemente questo incontro perché pensiamo possa essere un importante momento di confronto per costruire un percorso che parte oggi, ma che porteremo in giro per la Sardegna – spiega il presidente di Farmacia Politica, Fabio Vitiello – Lavorando sul territorio nel corso del tempo ci siamo resi conto che i cittadini avvertono la mancanza di luoghi nel quale riunirsi, confrontarsi e portare avanti i loro progetti. Nel resto d’Italia abbiamo tanti esempi di amministrazione condivisa dei beni comuni, gestiti attraverso patti di collaborazione che hanno portato alla valorizzazione di strutture inutilizzate e dimenticate: ex scuole, giardini abbandonati, biblioteche in disuso sono diventati hub, centri civici e orti comunitari. Vogliamo portare questi esempi di partecipazione, co-gestione e co-responsabilità sull’Isola, perché è evidente ci sia la necessità di creare spazi comuni.»

Un tema particolarmente sentito dal Terzo settore, che ad oggi non trova riscontri sul territorio nonostante i numerosi esempi al di là del Tirreno. Secondo il rapporto Labsus 2024, la Sardegna è uno dei fanalini di coda in Italia per numero di patti di collaborazione, in breve gli accordi che definiscono i termini della collaborazione tra cittadini attivi e soggetti pubblici per la cura di beni comuni. Una mancanza non facile da colmare senza il supporto delle amministrazioni – tanto quelle comunali quanto quella regionale -, che dovrebbero dotarsi di appositi regolamenti dei quali a oggi sono sprovviste nella maggior parte dei casi.
Ma l’obiettivo è proprio quello: se da una parte è importante informare i cittadini di queste opportunità, dall’altra la sensibilizzazione non può non rivolgersi a istituzioni e decisori politici, chiamati ad alimentare concretamente, tra patti e regolamenti, un evoluzione del rapporto tra pubblico e privato. Ancora più importante far capire qual è il vero obiettivo da porsi: non la gestione di un bene, ma la crescita di una comunità anche, ma non solo, attraverso la gestione consapevole e partecipata di uno spazio aperto a tutti. Esempio concreto è il patto di comunità promosso nella municipalità di Pirri da diverse associazioni locali, tra le quali l’Arcipelago Aps, protagonista di un percorso innovativo in Sardegna.
«Il patto di comunità nasce nel 2016, dall’attenzione data da alcune associazioni “pioniere” al grande tema del “bene comune”, indirizzato all’inizio ai ragazzi, più tardi in maniera estesa a tutta la comunità – racconta il presidente di Arcipelago Aps, Filippo Spanu – nella nostra idea il bene comune è proprio la comunità di Pirri, dispersa e frastagliata, ma con tradizioni forti sul quale costruire un’identità. Nel corso del tempo, tra tanti progetti portati avanti, il nostro ruolo come Terzo settore è cambiato: sono state le Istituzioni stesse a chiederci di assumere maggiori responsabilità, un ruolo più centrale. È un percorso nuovo, partito nel 2024, che prevede in primis maggiore struttura organizzativa, e che ha l’obiettivo di valorizzare non solo un bene fisico, prossimo all’apertura, ma anche e soprattutto il bene immateriale, che è la comunità, a partire dai ragazzi. Un passo importante deve essere fatto dalle associazioni che hanno le “spalle più grosse”, avendo maggiori mezzi per la gestione: chi prende in carico il bene lo deve fare per condividerlo, mettendolo a disposizione di tutti, e non farne un bene proprio.»

A spalleggiare le associazioni impegnate a Pirri, il comune di Cagliari, coinvolto nei lavori. Un ruolo non banale, che deve essere “normalizzato” nel tempo; perché se è vero che le associazioni possono e devono ritagliarsi uno spazio maggiore nella rete sociale, le amministrazioni non possono non favorirne l’evoluzione. A guadagnarci, a ben vedere, è la società tutta, istituzioni comprese, come spiegato dall’Assessora alla pubblica istruzione del comune di Cagliari Giulia Andreozzi.
«Le amministrazioni non sempre hanno le possibilità, soprattutto quelle economiche, di mettere in piedi progetti come quello che stiamo portando avanti a Pirri, resa possibile solo dalla collaborazione con una rete di realtà consolidate. Quella di Pirri vuole essere solo un’apripista per altre esperienze simili. Nell’ambiente scolastico e universitario sarà cruciale implementare progetti di questo genere, ma anche al di fuori delle politiche giovanili possono trovare spazio buone pratiche che arricchiscono la comunità. Lavorare in rete è il futuro, e sarà indispensabile il supporto del Terzo settore per portare avanti esperimenti di amministrazione condivisa nell’ottica di farla diventare una consuetudine anche in Sardegna.»




