«Case di comunità: a che punto siamo?»
È una domanda largamente diffusa tra gli addetti ai lavori, ancor più a breve distanza dai dati forniti da Fondazione Gimbe che raccontano una situazione tutt’altro che rosea sullo sviluppo della rete, soprattutto sull’Isola, fanalino di coda. Un ritardo che aggrava ulteriormente le condizioni della sanità sarda, che gioverebbe e non poco dallo sviluppo dei presidi territoriali.
A tal proposito nasce l’Alleanza per le case della comunità in Italia, con vari distaccamenti regionali, Sardegna inclusa. Per spiegare meglio il comunicato stampa del coordinamento sardo:
Le Case della Comunità sulla base della normativa più recente, sostenuta anche da fondi PNRR, sono la nuova prospettiva di tutela della salute. Il modo innovativo di servizi alla persona per recuperare decenni di progressiva distanza tra i bisogni delle persone, specie le più fragili, e il sistema dei servizi, quelli della salute in particolare.
Per favorire la corretta e celere attuazione del nuovo modello è stata costituita l’Alleanza per le case della comunità in Italia.
Nell’agosto del 2024 ci fu un primo incontro con l’Assessore alla Sanità e gli uffici competenti. Da allora sono passati nove mesi e malgrado le migliori aspettative si è andati poco avanti nei lavori. Le istituzioni che sul territorio sono chiamate a realizzare le Case della Comunità, a partire in primis dalla Regione, dagli Enti Locali (ANCI) e dalle Aziende Sanitarie non hanno prodotto ad oggi un risultato visibile. Vi è dunque l’assoluta necessità di accelerare per lavorare veramente alla realizzazione, in tutti i territori, di Case della Comunità che siano realmente tali, dando valore a quanto previsto dall’32 della Costituzione e dalla legge 833/1978.
Per questa ragione oggi a Cagliari si sono riunite le realtà facenti parte dell’Alleanza per le case della comunità: Mauro Carta per le ACLI regionali, Giorgio Vidili Cittadinanzattiva, Fernando Nonnis per il Movi, Lucia Coi per il Centro di servizi per il Volontariato Sardegna, Antonello Caria per l’associazione Prima la Comunità e Forum del terzo settore e infine anche la Confederazione Associazioni Regionali dei distretti sanitari (CARD). Ha partecipato all’incontro Agata Aiello per la presidenza nazionale delle ACLI.
Come hanno evidenziato anche i dati GIMBE sulla sanità presentati a inizio maggio, in merito alle case della comunità è necessario attivarsi rapidamente per evitare che queste strutture restino scatole vuote o che si perdano i finanziamenti. Dopo lo scorso agosto si doveva avviare un percorso per la creazione di 55 case della comunità, una creazione fisica ma anche di contenuti; non è avvenuto.
La richiesta dell’Alleanza per le case della comunità che è scaturita dall’incontro è avere un nuovo incontro con l’Assessorato perché troppo tempo è passato. Contestualmente l’Alleanza avvierà nei territori le iniziative affinché le Case della comunità vengano presentate al meglio e i cittadini ne capiscano l’importanza. La richiesta è che venga colmata in tempi di vita la distanza tra i bisogni di salute dei cittadini e i servizi che gli devono coprire.



