I Clean Up Games targati “Rebelterra Aps” svolti lo scorso 10 maggio nella spiaggia di Giorgino lasciano, come nella più classica delle discussioni, una buona e una cattiva notizia. Da consuetudine, partendo dalla prima, non può non entusiasmare l’incredibile risposta data dalla comunità – scuole, associazioni, istituzioni, ma anche semplici cittadini – alla chiamata dell’associazione, per sostenere e/o prender parte alla gara tra eco-attivisti: circa 240 persone presenti per questa seconda edizione, tra le quali tantissimi giovani e soprattutto scolari, con oltre 3.800 kg di rifiuti raccolti durante la competizione da tutti i partecipanti, divisi nelle quattro categorie previste.
Tra associazioni e famiglie, aziende o semplici cittadini attivi, la notizia non è chi o cosa ha vinto, ma in quanti hanno sposato la causa: «I CleanUp Games non sono solo una competizione, ma un’occasione per fare rete e condividere un obiettivo comune – ha spiegato la presidente Carola Farci – siamo felici di aver trovato tantissimo sostegno per questa edizione: dal patrocinio della Regione, della Città metropolitana e del Comune di Cagliari, allo sviluppo in co-progettazione con il CSV Sardegna (Centro Servizi per il Volontariato), passando per il supporto degli Assessorati ad Ambiente e Mobilità in collaborazione con la CTM, che hanno garantito e messo a disposizione i mezzi per condurre in loco i partecipanti più giovani, e della De Vizia che ha preso in carico lo smaltimento dei rifiuti raccolti gratuitamente. Ad eccezione dei rifiuti ingombranti.»

Ecco la cattiva notizia: le condizioni della spiaggia di Giorgino. Il “litorale dei cagliaritani” da diverso tempo non risulta più appetibile – per usare un eufemismo – vista l’intensa attività industriale della zona. Ma ciò che letteralmente è “venuto a galla” durante la gara racconta una situazione molto più grave del previsto: «L’enorme quantitativo di rifiuti raccolti non può essere una vittoria, soprattutto perché già durante la prima edizione, risalente allo scorso ottobre, abbiamo accumulato e smaltito quasi una tonnellata e mezza di pattume. Sommando le due edizioni contiamo più di 5 tonnellate in pochi mesi, sono numeri completamente fuori scala. Ma se il problema si fermasse alla quantità preoccuperebbe meno. La qualità invece spaventa e non poco: ingombranti, rifiuti speciali e tossici, rifiuti civili provenienti da chissà quante abitazione e forse anche da qualche attività, una vera discarica a cielo aperto.»
Eppure ancora resiste. Le corpose banquette di posidonia spiaggiata sono quasi commoventi: la flora acquatica ancora non è sparita, ma vista la tipologia di rifiuti difficile dire quanto tempo le rimanga: «Non si tratta solo di decoro urbano – continua la presidente di Rebelterra – qua si parla di danni ambientali enormi: pensiamo alle molteplici batterie di auto abbandonate sulla sabbia, a quanto liquido possono versare in mare, o all’eternit e alle polveri che rilascia nell’arenile. Non possiamo restare a guardare.»

Si potrebbero tessere lodi sull’azione di Rebelterra e di tutti i partecipanti al CleanUp, e sarebbero senza dubbio meritate. Nondimeno non è possibile, e tantomeno corretto, sperare che le spalle di pochi reggano e trascinino l’intera comunità verso una riabilitazione di un pezzo importante di storia e memoria cagliaritana. È necessaria piuttosto una presa di coscienza, perché la cura per l’ambiente ancora prima dell’azione parte dalla comprensione del problema: «Speriamo che questa iniziativa possa creare un circolo virtuoso, e che attiri l’attenzione di media, istituzioni e autorità su questa terra di nessuno, lasciata all’incuria più totale. Bisogna agire velocemente, prima che la situazione degeneri nell’irrimediabile. Ancor più importante – conclude Carola Farci – è cercare di alimentare una coscienza collettiva sul tema. Per questo è incoraggiante vedere quanti giovani, soprattutto studenti, abbiano partecipato ai giochi: speriamo possa essere una tappa significativa nel loro percorso di crescita.»





