Giornata mondiale delle zone umide, ecco le buone pratiche della Sardegna

In Italia tardano ad arrivare efficaci misure per la tutela e la valorizzazione degli ecosistemi acquatici e delle zone umide, fondamentali nella mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, nella conservazione della diversità biologica e nel garantire i principali servizi ecosistemici. E nel frattempo avanzano la crisi climatica e la perdita di biodiversità. Lo sostiene Legambiente, sottolineando che il 2023 è stato un anno nero per gli ecosistemi acquatici, segnato da una continua crescita degli eventi meteorologici, specie quelli legati ai gravi danni da siccità prolungata e crisi idrica che hanno inciso nella tutela della biodiversità acquatica e delle zone umide.

Il monito di Legambiente arriva in occasione della Giornata mondiale delle zone umide 2024 (World Wetlands Day). L’associazione ambientalista oggi ha presentato il report “Ecosistemi acquatici 2024”, nel quale fa il punto sui principali ritardi dell’Italia sul tema, ricordando al Governo le quattro priorità su cui intervenire speditamente: 1) rafforzare e applicare normative ambientali per la protezione delle zone umide e degli ecosistemi acquatici, aumentando la sinergia tra le istituzioni nazionali e locali e migliorando l’integrazione tra le norme nazionali ed europee, a partire dalla corretta applicazione e integrazione delle direttive comunitarie (habitat, uccelli, acque e alluvioni); 2) istituire nuove aree protette fluviali e nuove zone umide di interesse internazionale, a partire dalle 9 ancora in stallo; per garantire la conservazione a lungo termine e traguardare l’obiettivo di tutelare almeno il 30% di territorio e proteggerne in maniera rigorosa almeno il 10% entro il 2030, creando anche piccole aree umide minori, soprattutto nelle aree urbane, per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici nelle città; 3) combattere le specie aliene invasive dei sistemi acquatici applicando le norme nazionali ed europee, mettendo al sicuro gli ecosistemi più vulnerabili come i corsi d’acqua e le zone umide, e approvando in tempi rapidi e senza esitazioni il previsto decreto sul tema delle immissioni delle specie ittiche di acqua dolce; 4) contrastare l’inquinamento e le illegalità ambientali negli ecosistemi acquatici, a partire dalla piena applicazione del Regolamento UE 2021/57 che vieta l’uso delle munizioni di piombo, frenando il bracconaggio e favorendo la pesca sostenibile anche con la crescita dei tratti fluviali e lacustri no-kill dedicati alla pesca sportiva.

Tra i tanti ritardi cronici del Paese, l’immobilismo nell’istituzione di nuove zone umide di interesse internazionale: ferme a 57 quelle riconosciute secondo la Convenzione di Ramsar e 9 quelle che aspettano di essere istituite (3 in Sicilia, 5 in Toscana e 1 in Friuli-Venezia Giulia). Pesa poi il ritardo nell’applicazione del Regolamento Ue 2021/57 (in vigore dal 15 febbraio 2023) che vieta l’uso delle munizioni di piombo nelle zone umide, per la salute umana e degli uccelli acquatici: un fatto che mette a rischio l’Italia da una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea per la sua violazione, dopo che il Governo – andando in tutt’altra direzione – emanava un provvedimento che riduceva gli ambiti di applicazione. Altro ritardo è l’assenza del nuovo decreto che regolamenta le autorizzazioni in deroga alle immissioni ittiche di specie alloctone negli ecosistemi delle acque interne. Decreto a cui si sarebbe già dovuti arrivare a fine 2023 e la cui mancata emanazione continua ad alimentare un caos ingovernabile nel panorama delle immissioni faunistiche in natura. Un rischio ancora più grave se il ministero competente in materia dovesse cedere a pressioni esterne che vorrebbero una deregulation sul tema e una rivisitazione dello status di alcune specie oggi considerate alloctone ed estranee ai nostri ecosistemi acquatici.

Tra le buone pratiche per la valorizzazione, tutela e gestione degli ecosistemi acquatici inserite nel report “Ecosistemi acquatici 2024” di Legambiente, citiamo l’esperienza del Comune di Posada, parte del Parco naturale regionale di Tepilora e della Riserva di Biosfera MaB Unesco: negli ultimi anni si è contraddistinto per il valore ambientale e la gestione sostenibile, frutto anche della sinergia con Legambiente Sardegna, dal 2009 soggetto gestore del Centro di educazione ambientale e alla sostenibilità – Ceas che focalizza le proprie attività sulla ricchezza ecosistemica e la fragilità degli equilibri della zona umida. Sempre in Sardegna, l’isolotto artificiale realizzato con i gusci dei mitili nello stagno di Corru Mannu per sostenere l’insediamento e la nidificazione di alcune specie di uccelli e la gestione integrata delle zone umide costiere del Golfo di Oristano.

Sono più di 70, quest’anno, gli appuntamenti sul territorio nazionale organizzati dai circoli Legambiente per promuovere la conoscenza degli ecosistemi acquatici. Oggi a Cagliari si è tenuto il primo appuntamento nella laguna di Santa Gilla, con un convegno e una mostra fotografica e documentale dal titolo “La laguna di Santa Gilla, paesaggi mobili tra terra e mare.

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