Accordo di rete: ecco le voci delle associazioni di Sinnai, Maracalagonis e Burcei

Il primo incontro operativo del percorso per l’Accordo di rete dei Comuni di Sinnai, Maracalagonis e Burcei, in coprogettazione con il Centro servizi per il volontariato della Sardegna, ha registrato una nutrita partecipazione delle realtà del Terzo settore di quel territorio, la maggior parte delle quali ha dato un concreto contributo di proposte. Silvana Maniscalco, dell’Istituto comprensivo di Maracalagonis, è stata la prima a prendere la parola dopo le relazioni introduttive della Fondazione Polisolidale e del Csv Sardegna. «Fa piacere vedere che si delineano numerosi progetti qualificanti», ha detto. «Tuttavia, bisogna programmarli al più presto in vista del prossimo anno scolastico, in quanto abbiamo già tante attività finanziate con Pon e Pnrr. Noi siamo pronti a offrire il nostro contributo a favore dei ragazzi».

Ninetta Serreli, presidente dell’Università della Terza età di Sinnai (attiva da 34 anni, conta 180 anziani per un’età media di 70 anni), ha aderito a questa iniziativa con grande entusiasmo. «Il paradosso è che, da tempo, siamo senza una sede perché, nel periodo più complicato della pandemia, ci è stata negata la disponibilità di un plesso scolastico che utilizzavamo da 20 anni». Un problema noto a tutti, in quel Comune. Il direttore della Fondazione Polisolidale, Antonello Caria, ha auspicato «che si arrivi a una soluzione, anche se non dipende da noi». Poi ha ricordato che «il progetto di invecchiamento attivo vedrà la partecipazione di Auser, Università della Terza età e altre associazioni del Terzo settore», ha poi annunciato.

Durante l’incontro, lo stesso Caria ha ricordato che «lo strumento della coprogrammazione consente di non bloccare le procedure, perché la legge richiama il Codice del Terzo settore anche per quanto riguarda il Codice degli appalti. Purtroppo, in molti non lo hanno capito».

Un momento dell’incontro operativo della scorsa settimana, a Sinnai

Elisabetta Casu dell’Auser Sinnai, dopo aver chiesto precisazioni sulle modalità di prosecuzione dell’Accordo di rete, ha battuto sulla «necessità di rendere protagonisti tutti gli attori in campo: bambini, genitori, anziani. È uno sforzo che dobbiamo compiere tutti per ottenere davvero risultati concreti».

Sul fronte della crescente povertà, Gina Lobina (presidente dell’associazione Amici di Fra Lorenzo, ha ricordato che «dobbiamo considerare le famiglie per quello che sono: persone, non numeri. Dobbiamo rispettare la loro dignità, per esempio individuando gli esercizi commerciali in cui le famiglie in difficoltà possano recarsi e scegliere ciò che occorre loro, senza dover fare la fila per strada e rendere noto a tutti le proprie condizioni». Sono emerse alcune proposte innovative, sulla falsariga di quanto viene fatto da un’attiva realtà di Sassari, l’Emporio della Solidarietà, senza per questo ritenere superati i modelli proposti da tanti anni da altre associazioni. «Anche noi, da poco meno di due mesi, utilizziamo una modalità differente per consegnare capi di abbigliamento attraverso il Centro di solidarietà “Casa 12”», ha spiegato Emanuela Lai del Mosaico, una realtà caritatevole della parrocchia Santa Barbara di Sinnai. «Abbiamo cercato di venire incontro alle difficoltà manifestate soprattutto da quelle persone che, all’improvviso, si trovano in uno stato di estrema difficoltà».

Si è poi tornato a parlare di anziani con Martina Cappai, della cooperativa sociale Ker di Quartu Sant’Elena, che gestisce “Casa Farci” a Maracalagonis. «Questa è un’occasione importante di confronto e conoscenza reciproca, ne sentivamo davvero il bisogno. Una bella iniziativa, e mi sembra particolarmente significativa l’idea di promuovere il contatto intergenerazionale tra bambini e anziani. C’è necessità di partecipazione condivisa dalle comunità e dalle istituzioni».

Rita Ambu, insegnante di sostegno dell’Istituto comprensivo Sinnai 2, ha dato tutta la disponibilità per portare avanti i progetti condivisi, «pur dovendo fare i conti con l’annunciata perdita di posti di lavoro dovuti all’accorpamento scolastico nel nostro paese. Faremo comunque la nostra parte. Piuttosto, suggerisco di abbassare l’età prevista al momento (12-20 anni) per gli interventi su minori e giovani, in quanto si stanno moltiplicando le emergenze educative all’interno delle famiglie. Lo strumento dei laboratori consente di migliorare l’apprendimento nelle attività scolastiche e accrescere le occasioni di socializzazione».

Sulla stessa falsariga si è pronunciata Alice Piras, assistente strumentale dell’Istituto Sinnai 1, la quale ha poi aggiunto che «c’è la necessità di fare rete tra scuole, servizi sociali territoriali e Terzo settore. E poi bisogna garantire continuità delle attività pomeridiane e durante l’estate, in quanto i bambini ne beneficiano in maniera evidente».

Anna Maria Littera, della cooperativa sociale “Impara con Noi”, ha sottolineato un altro aspetto importante: «Trovo inquietante la carenza educativa di molti genitori. Ecco perché è molto importante predisporre progetti che vadano in questa direzione».

Roberta Murru, educatrice del Centro di salute mentale territoriale, ha parlato a nome dell’ente da lei rappresentato per l’occasione: «Anche noi siamo interessati a collaborare con le altre istituzioni e le associazioni, nell’ottica della rete», ha detto. Davide Fanti, dell’Asd “Danza & Fitness” di Sinnai, ha sottolineato che la sua associazione «segue 60-70 bambini con disabilità, collaborando con l’Anffas e proponendo tante attività sportive paralimpiche, grazie alle quali i ragazzi si mettono in gioco. Credo che possiamo offrire un buon contributo in termini di esperienza e progettualità». 2 – fine

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