Europee. Legambiente a Cagliari per presentare un nuovo Green Deal ai candidati

Emissioni zero, competitività, inclusione: le parole chiave utilizzate da Legambiente per presentare il nuovo Green Deal europeo, l’agenda redatta dall’associazione e portata in giro per l’Italia in vista delle imminenti elezioni europee, reperibile sul sito. Una vera e propria “campagna elettorale”, come è stata definita dal presidente nazionale Stefano Ciafani, che ha guidato il “cigno verde” attraverso lo stivale per sottoporre il programma alle forze politiche e confrontarsi con i candidati. Tra le tappe anche Cagliari lo scorso 27 maggio, presso la sede territoriale del CSV Sardegna di viale Monastir, dove si è discusso di clima e ambiente, con un occhio di riguardo alla transizione energetica, tematica ben marcata sull’agenda politica isolana, in particolare dopo la querelle sulle pale eoliche.

«Durante il congresso nazionale dello scorso dicembre – racconta il presidente Ciafani – abbiamo preso un impegno importante: quello di partecipare attivamente alla campagna per le europee. I lavori sono iniziati all’inizio dell’anno, e abbiamo redatto questo programma che spiega quelli che sono, secondo noi, le principali difficoltà da affrontare e i principali obiettivi che l’Europa dovrà raggiungere nel prossimo mandato. L’agenda è stata presentata ai partiti lo scorso 8 maggio nella sede del Parlamento Europeo a Roma, dove per l’occasione abbiamo invitato i segretari di partito e le più importanti personalità politiche a prendere visione e ascoltare le nostre proposte. Da questo incontro è poi partito il nostro tour di diciannove date, che terminerà la prossima settimana».

In foto il presidente nazionale Legambiente Stefano Ciafani

Uno sforzo notevole, pienamente motivato dall’importanza dell’occasione. «L’Europa serve, perché cambia la vita dei cittadini. Pensiamo al depuratore costruito a Milano, o alla chiusura della discarica di Malagrotta di Roma. Il vecchio Green Deal, al netto di storture che non nascondiamo, aveva come obiettivo quello di rendere il mercato europeo più competitivo, e questo non è stato capito. Nel rapporto, che trovate  sul nostro sito, sono compresi una serie di dati presi da fonti istituzionali che raccontano come potremmo risparmiare circa 3000 miliardi di euro solo seguendo il vecchio programma. Pensiamo ai risparmi sull’energia e sulla sua importazione. E questo è solo un esempio, senza tener conto di quanti posti di lavoro potremmo creare, a voler citare un altro aspetto fondamentale. Perseguire la transizione ecologica non significa sacrificare l’economia e il benessere sociale».

La cosiddetta “Just transition” non è sicuramente un’idea nuova e la Sardegna lo dovrebbe saper bene, soprattutto il Sulcis, inserito dalla commissione Von Der Leyen nel Fondo per la giusta transizione. Nondimeno i dubbi sulla sostenibilità economica della Green transition permangono per una grande fetta di cittadini, ma anche di attori politici. Di questo avviso Salvatore Deidda, Fratelli d’Italia: «Per quanto il nostro programma non coincida in toto con quello di Legambiente, è sicuramente uno spunto di riflessione interessante. Sento di dire però che durante la mia esperienza nella Commissione trasporti ho avuto la possibilità di parlare con molte imprese e stakeholder che si sono trovati ad affrontare le decisioni imposte dall’Unione Europea e l’impressione che ho avuto è che la transizione sia stata molto demagogica e, alla fine, infruttuosa, perché è stata vissuta come un’imposizione per l’appunto. La grande quantità di fondi messi a disposizione hanno fatto recepire diversamente queste manovre, che poi però hanno lasciato gravi strascichi: pensiamo a chi ha potuto acquistare mezzi senza poi avere il necessario supporto nella manutenzione, per fare un esempio. Alle decisioni non sono seguiti poi gli adeguamenti necessari alle infrastrutture, perché è stato forzato e accelerato un cambiamento che invece dovrebbe e doveva avvenire nel tempo. La transizione deve esserci, non lo neghiamo, ma nei giusti tempi e modi, considerando per altro tutte le fonti energetiche a disposizione, che possono rappresentare un’opportunità».

In foto il candidato Fratelli d’Italia Salvatore Deidda

Un termine spesso accostato alla questione ambientale, non a caso, è “sfida”. Le incombenti scadenze, che siano imposte dall’Istituzione o dalla natura, sembrano non lasciare troppo spazio ad una transizione morbida. Situazione che coinvolge soprattutto le aziende, che devono riuscire nell’impresa di farsi trovare pronte e reattive agli stimoli che provengono dall’esterno. In tal senso, importante il contributo del direttore generale CTM Cagliari Bruno Useli: «Parlando di finanziamenti non dobbiamo sottostimare la complessità che deriva dal dover spendere questi soldi onorando gli impegni e realizzando nel concreto ciò che è stato previsto. È necessario essere un’azienda predisposta dal punto di vista manageriale ad affrontare la sfida. Noi abbiamo raggiunto i primi traguardi in maniera soddisfacente ma con fatica. È necessario sensibilizzare soprattutto il contesto in cui si opera. Non dobbiamo fare l’errore di non contestualizzare questo cambiamento, a partire dall’interno, anche e soprattutto lavorando sul personale, riconvertendolo dove serve. Bisogna rivoluzionare le modalità di lavoro mantenendo il livello del servizio alto. La transizione verso un parco macchine 100% green non è semplice: per soddisfare la richiesta con i soli mezzi elettrici dovremo passare da 280 circa a più di 300 mezzi, e di conseguenza aumentare anche il personale. Ma i prezzi sono alti, e i produttori europei che riescono a fornire dei pullman a costi abbordabili non riescono a soddisfare la richiesta. Oltre questo è necessario lavorare sulle infrastrutture, probabilmente l’aspetto più complesso. Abbiamo preso questa scelta in un momento complicato, vogliamo e dobbiamo portare a termine questo precorso. Bisogna crederci in questa transizione, noi ci crediamo, ma è necessario che tutto il contesto, dalle Istituzioni ai cittadini passando per gli stakeholders, creda anch’esso in questo processo e nel nostro lavoro, e che supporti ciò che facciamo.»

L’esperienza del direttore generale Useli racconta le due facce della green transition: da una parte la difficoltà oggettiva – in cui incidono ampiamente i tempi brevi – di adeguarsi ad un modello completamente diverso dall’attuale. Dall’altra la piena comprensione del problema sociale e la volontà di andare avanti nella strada scelta: la stessa CTM ha, come orgogliosamente sottolineato dal direttore, una tradizione verde già iniziata tempo fa con i filobus; e un attenta strategia ha comunque permesse di raggiungere le prime milestone, anche in questa seconda nuova sfida. D’altronde se l’utilizzo dei fondi fa sorgere qualche perplessità e preoccupazione per il futuro andamento dei progetti posti in essere, si può ribaltare il paradigma è percepire come positivo questo nuova modalità di azione dell’Europa post Covid. Sull’argomento la candidata 5 Stelle Cinzia Pilo: «Il nostro programma ricalca in larga scala questo nuovo Green Deal. Dobbiamo staccarci da quei modelli economici che ricercano unicamente il profitto, e iniziare a concentrarci su altre “tre P”: prosperità, che ha un significato ben diverso da profitto, persone e pianeta. Dobbiamo evolvere la nostra economia da lineare a circolare, nel rispetto non solo del pianeta, ricordando che le risorse sono finite, ma anche delle persone, soprattutto dove i diritti non sono garantiti anche a causa della ricerca del profitto. In tutto questo cosa può fare l’Europa? Può fare tantissimo, e già con il Green Deal, dopo l’emergenza Covid-19, ha sradicato uno dei suoi cardini per compiere un gesto significativo: fare debito comune. In un momento difficile ha deciso di far fronte comune per rilanciare l’economia, e così nasce il Green Deal ,tra le tante misure. Spero che questo modus operandi possa diventare la regola e non l’eccezione.»

In foto la candidata Movimento 5 Stelle Cinzia Pilo

La transizione nella transizione. Se da un lato parliamo della Green transition, la trasformazione della società secondo canoni di sostenibilità ambientale, anche l’Europa sta vivendo una sua transizione, la cui direzione sarà – si spera – più chiara nella prossima legislatura. Di certo l’argomento non può esulare da trattare l’aspetto della sovranità nazionale, oltre che le già citate implicazioni sociali. 

In questo senso emblematica è la situazione sarda, nello specifico la sempre più accesa diatriba sull’eolico e in generale sul paesaggio. «Negare il riscaldamento globale è una cosa assurda – spiega Michele Cossa, Forza Italia, Riformatori, Noi moderati – basta studiare dati e grafici per capire che ci stiamo avvicinando alla soglia di non ritorno. È necessario fare delle scelte rigorose in materia ambientale, soprattutto in Sardegna dove abbiamo la possibilità di sfruttare il paesaggio per creare un brand, l’immagine di una “terra del benessere” che possa avere anche un impatto sull’economia e ricreare opportunità di lavoro. Ma prima di tutto bisogna essere realisti, e l’Unione Europea deve adottare le misure che ritiene opportune senza però trascurare la sostenibilità, anche da un punto di vista economico e sociale. Siamo sostenitori delle energie rinnovabili, ma la transizione non deve diventare aggressione al paesaggio, come sta accadendo».

In foto il candidato Forza Italia – Riformatori – Noi moderati Michele Cossa e il direttore generale CTM Cagliari Bruno Useli

L’inevitabile passaggio sull’impatto paesaggistico porta il focus sulla Sardegna. Se da una parte la preservazione del paesaggio non può non essere priorità, dall’altra sono necessario valide alternative per sostenere il fabbisogno energetico del territorio. Un’idea arriva da Ignazio Cirronis, presidente del Biodistretto Sud Sardegna e Arcipelago del Sulcis. «Stiamo sottovalutando l’impatto positivo che potrebbe esserci da uno sviluppo decentrato delle energie rinnovabili nelle aziende agricole. Il Ministero ha previsto una dotazione di proiezione di sviluppo di 6,5 GW per l’Isola, e secondo me è plausibile utilizzare i tetti delle aziende agricole e mini eolico per soddisfarne una buona parte, forse persino la metà. Ed essendo attività che producono reddito non avrebbe bisogno delle percentuali di finanziamento a fondo perduto troppo alte, probabilmente minore delle attuali, e si darebbe stabilità al lavoro agricolo, diventando anche una scelta per il sociale.»

Proprio sulle scelte per il sociale è necessario soffermarsi, perché declinabili in diversi modi e con diversi significati. Di per sé una scelta comporta, sempre o quasi, diverse esternalità, alcune positive altre meno, nessuna trascurabile. Chiaro è che, agendo sempre nell’ottica dell’oggettività e della ricerca di equilibrio, è necessario avere una visione d’insieme, al fine di poter agire al meglio delle possibilità. «In questo periodo – afferma Angela Quaquero, Partito Democratico – noi candidati stiamo viaggiando tanto, e personalmente ho avvertito in alcune persone quell’idea, abbastanza nota, dell’Europa matrigna, soprattutto nei confronti dell’agricoltura. È indispensabile affrontare supportare questa transizione e affrontarla in maniera sostenibile sotto tutti i punti di vista. Penso che la parola chiave sia partecipazione. Senza un adeguato coinvolgimento non riusciremo a portare a casa quel risultato sperato che sarebbe epocale. Il compito della politica è proprio questo: far emergere e convergere le diverse esigenze, portare il dialogo ad un livello più avanzato di comprensione, consapevolezza e conseguentemente capacità di sviluppo. Lo dobbiamo fare per i nostri giovani, per lasciare loro un mondo più pulito, ma anche ricco di possibilità. La transizione è e deve essere un’occasione per creare posti di lavoro e opportunità per chi è dovuto partire all’estero alla ricerca di un futuro, come  per chi ancora è in Sardegna, con la speranza che la situazione migliori; deve entrare nel tessuto connettivo della società, e questo è compito di associazioni e politica».

In foto la candidata del Partito Democratico Angela Quaquero

La comunicazione, all’apparenza banale ma tutt’altro che semplice da valorizzare, rimane uno dei nodi da sciogliere per coniugare al meglio l’Europa con gli europei. «Penso che le persone abbiamo poca consapevolezza del Green Deal – spiega Carola Politi, Stati Uniti d’Europa – hanno un rifiuto quando si parla di eolico e solare perché c’è il timore che a fronte di un impatto ambientale considerevole chi veramente trae vantaggio dall’azione non siano i sardi ma terze parti, e che l’energia prodotta non venga sfruttata a dovere per il benessere di chi vive il territorio. Manca la formazione di base, a partire dalle scuole, fino all’università. Dobbiamo prendere in mano la situazione e studiare noi come gestire la transizione, è l’unica via percorribile. Dobbiamo avere la giusta spinta per ottenere quell’energia pulita che ci serve, ma con le nostre modalità e lasciando al locale il diritto di scelta. Per fare questo abbiamo il dovere di formare la popolazione».

In foto la candidata Stati Uniti d’Europa Carola Politi e la moderatrice Marta Battaglia

Tra sociale e ambientale, le discussioni vertono non tanto sulla transizione, ormai evidentemente necessaria agli occhi di tutti o quasi, ma su come questa deve essere gestita nel tempo; e l’aspetto comunicativo non può essere ulteriormente trascurato. Se già il comune cittadino deve essere adeguatamente informato per poter svolgere al meglio i propri oneri civici, tutti gli attori dell’arena politica, portatori di interessi compresi, devono avere una visione d’insieme completa e approfondita sul tema, al fine di poter gestire al meglio la transizione senza accettare passivamente le decisioni prese da terzi, sicuramente meno consapevoli delle specificità del territorio. «Noi di Legambiente portiamo avanti questo discorso da quarant’anni – la chiusura del presidente Ciafani –  cercando di far comprendere con dati oggettivi cosa sta accadendo. Oggi abbiamo parlato tanto di futuro, ma dobbiamo ricordare che il futuro è domani mattina. Si stanno presentando grandi opportunità; in primis per salvare il pianeta, e questo lo dobbiamo fare tutti, sia noi che i paesi emergenti e in via di sviluppo che andranno aiutati, perché non avranno la possibilità di inquinare il pianeta per altri 200 anni come abbiamo fatto noi in occidente. Parallelamente noi paesi industrializzati dobbiamo fare un sforzo importante in termini di innovazione e ricerca. La complessità delle sfide che stiamo affrontando non si risolve con gli slogan. Dobbiamo pensare a salvare il pianeta cogliendo quelle opportunità che permettono di farlo in maniera sostenibile anche socialmente. Pensiamo a quanto possiamo fare, agendo con le giuste modalità, nei territori che ancora stanno pagando i danni fatti dall’industrializzazione degli anni ’70, in Sardegna abbiamo vari esempi. Ciononostante si continua a raccontare che il Green Deal è un disastro per i cittadini europei, ma non è assolutamente vero. Faccio un esempio: quando in Italia si dice, come spesso accade, che l’approvazione della direttiva per le case green rischia di diventare una patrimoniale si fa una grande operazione di mistificazione, perché delle enormi patrimoniali esistono già e si chiamano bolletta del gas e dell’elettricità, che ancora oggi non sono tornate in equilibrio, dopo essere impazzite post prima ondata Covid. Abbiamo usato per questo nostro nuovo Green Deal la parola competitività, e può sembrare quasi un ossimoro per un’associazione ma non lo è. Questa e tante altre direttive rappresentano una possibilità anche per trovare un’indipendenza, soprattutto da speculatori e speculazioni varie. La speranza è che in tanti vadano a votare, e che serva a farci trovare pronti come Italia a cogliere le opportunità che la green transition ci offre, e non lasciarle agli altri restando indietro.»

Sul sito Legambiente è disponibile in forma integrale sul sito dell’associazione, insieme alla raccolta firme introdotta dall’hashtag #Carpedeal. Sottoscrivendo le proposte è possibile dare forza alle idee di Legambiente in vista della nuova legislatura Europea.

In foto il banner #Carpedeal targato Legambiente

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