Erano 120mila gli Ets iscritti al Registro unico nazionale del Terzo settore – Runts al 31 dicembre 2023. A fine aprile 2024 sono saliti a quota 126mila e la cifra è destinata a crescere ulteriormente perché, come dimostra un’indagine campionaria effettuata sui 25mila enti non trasmigrati da altri registri, nati negli ultimi due anni, iscriversi conviene: apre a opportunità economiche (a partire dall’accesso al 5×1000), migliora i rapporti con la pubblica amministrazione e consente un maggiore accesso a fondi nazionali e regionali. Sono alcuni degli elementi che emergono dall’analisi effettuata grazie all’Osservatorio del Runts, promosso dal ministero del Lavoro e da Unioncamere sulla base di un accordo istituzionale.
Il Registro unico del Terzo settore è stato istituito nel 2021 dal ministero del Lavoro con il supporto tecnico di InfoCamere, la società di informatica del sistema camerale, mentre le analisi dell’Osservatorio sono curate del Centro studi delle Camere di commercio “Guglielmo Tagliacarne”.
«Oggi, questo primo rapporto restituisce un importante patrimonio informativo di dati riguardo a un settore rilevante della nostra struttura economica e sociale, qual è il mondo del Terzo settore», afferma Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle politiche sociali. «La pubblicità e la messa in trasparenza degli enti sono elementi centrali per rafforzare quell’imprescindibile legame fiduciario che questo settore deve avere con tutte le parti coinvolte, cittadini, decisori politici e istituzioni, base fondante per la crescita sociale e solidaristica delle nostre comunità».
«La costituzione del Registro unico del Terzo settore è un passo fondamentale verso il riconoscimento e la valorizzazione del ruolo delle organizzazioni che lo compongono», sottolinea invece il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. «Il Runts costituisce un concreto dispositivo di economia sociale, attraverso il quale gli Enti del Terzo settore potranno contarsi, promuoversi, relazionarsi con gli altri soggetti a partire dalla pubblica amministrazione in un contesto di trasparenza».
Al 31 dicembre 2023, erano in netta prevalenza le Associazioni di promozione sociale – Aps (oltre 52mila in Italia, pari al 43,7% del totale), seguite dalle Organizzazioni di volontariato – Odv (circa 37mila, pari al 30,7%) e dalle imprese sociali (quasi 24mila, pari al 19,9%). Complessivamente, quindi, queste tre tipologie di Ets rappresentano il 94,3% del totale degli enti registrati.
Sono più di 2,5 milioni i volontari che prestano la propria opera negli Ets, la maggior parte dei quali opera nelle Odv (65,5%, corrispondenti a quasi un milione e settecentomila unità) e nelle Aps (23,9%, oltre 600mila unità). A questi si aggiungono quasi 55mila lavoratori, concentrati per il 43,3% nelle Odv, 27,5% nelle Aps e 26,4% in altri enti, mentre nelle imprese sociali si stima ci siano quasi 470mila lavoratori.
Se la concentrazione di Ets è elevata nel Mezzogiorno (31,6%), seguito da Nord-Ovest (23,3%), Centro (23,2%) e Nord-Est (21,9%), i dati rapportati alla popolazione residente evidenziano una presenza relativa più significativa nell’Italia orientale (237,6 Ets per 100mila abitanti) e in quella centrale (227,6), con il Mezzogiorno a seguire (190) e infine il Nord-Ovest (176,4). Le prime tre posizioni, relativamente alle province, sono occupate da Bolzano (433,6 enti ogni 100mila abitanti), Rieti (362,9) e Trento (350,6), seguite da Firenze, Terni e Biella (con valori compresi tra i 309,5 e i 301 enti ogni 100mila abitanti). Solo una provincia del Sud è presente nella top ten:è quella di Isernia, con 295,3 enti ogni 100mila abitanti.
Oltre un quarto degli enti opera nelle attività ricreative e di socializzazione (26,5%). Altri ambiti particolarmente rappresentativi sono: assistenza sociale e protezione civile (23,2%), attività culturali e artistiche (19,8%) e sanità (13,1%). Per quanto riguarda le imprese sociali, i principali settori di operatività sono assistenza sociale e protezione civile (48,7%), sviluppo economico e coesione sociale (30,7%), istruzione e ricerca (10,1%).
Il 5×1000 rappresenta una straordinaria opportunità di finanziamento per il Terzo settore: il 40,4% degli Ets (al netto delle imprese sociali) ha dichiarato di essere accreditato al 5×1000, soprattutto gli enti filantropici (73,3%), le reti associative (71,4%), altri enti del Terzo settore (61,0%) e le Odv (48,3%).
Dall’analisi a campione sui 25mila Ets non iscritti nei registri preesistenti (a cui si sommano alcune imprese sociali di nuova iscrizione), emerge che per questi operatori i problemi finanziari e di reperimento fondi sono fondamentali (li segnala il 45,8% degli intervistati), con l’autofinanziamento che diventa la scelta principale per il 63,6% degli Ets. Anche il reperimento di volontari rappresenta una nota dolente (34,7%, ma diventa addirittura il 57,1% per gli Odv), seguito dalla complessità degli adempimenti burocratici (lo segnala il 34,4% del totale). C’è poi il problema delle competenze, sempre più necessarie per assicurare continuità ai progetti. Per molto più della metà degli Ets (58,5%) è fondamentale sviluppare competenze di progettazione, soprattutto per l’accesso ai bandi pubblici e il reperimento fondi. Al secondo posto vengono segnalate le competenze per la gestione della comunicazione e dei social media (37,9%). Seguono competenze tecnico-operative (32,4%) e relazionali (27,3%).
Secondo i due terzi dei “nuovi” Ets, l’iscrizione al Runts è una opportunità più che un semplice adempimento. L’accesso al 5×1000 emerge in assoluto come il beneficio maggiormente percepito dagli Ets di nuova iscrizione. L’accesso a forme di collaborazione, convenzionamento e/o contratti riservati con pubbliche amministrazioni, altro beneficio esplicitato dagli intervistati, riguarda il 17,0% del totale degli enti, a cui segue la possibilità di collaborazione con altri Ets (14,9%).
In Sardegna, gli Enti registrati nel Runts al 31 dicembre 2023 erano complessivamente 3.552, come riportato nella seguente tabella riepilogativa:

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