Finanziaria 2025: le proposte presentate dal Forum Terzo Settore
Persona parla davanti a un pubblico in una conferenza del Forum Terzo Settore Sardegna.

«Un confronto di lavoro sviluppato intorno alla consapevolezza della funzione pubblica che il Terzo settore svolge nelle nostre comunità, e che necessità di un approccio diverso, un punto di vista che contribuisca al dibattito pubblico, per costruire benessere, affermare diritti e dare opportunità di sviluppo nel territorio.» Così Andrea Piano, portavoce per la Sardegna del Forum Terzo Settore, ha aperto l’incontro di presentazione delle “Proposte e osservazioni del terzo settore per la finanziaria della Regione Autonoma della Sardegna”, tenutosi lo scorso venerdì presso la sede territoriale di Cagliari del Csv Sardegna (Centro Servizi per il Volontariato) in viale Monastir, 102. 

Un momento di ascolto e dialogo tra associazioni, cooperative e politica sarda, impegnata nell’approvazione della Legge Finanziaria 2025 dalla quale sono attese importanti risposte per il futuro del Terzo settore. Sul tavolo le note e le proposte firmate dal coordinamento del Forum, un documento che riassume le principali criticità individuate dalle realtà aderenti, riassunte in tre punti: il rilancio e il riavvio di un percorso di programmazione territoriale particolare delle politiche integrate in ambito sociale e sanitario; la definizione di un quadro normativo regionale di applicazione dell’amministrazione condivisa e della riforma del terzo settore; in ultimo, la piena applicazione degli articoli 72, 73, 74 e 75 del Codice del Terzo Settore, che assicurerebbero a organizzazioni di volontariato e promozione sociale l’accesso a importanti risorse che, ad oggi, sono accantonate negli Uffici dell’Assessorato di competenza per carenza di personale.

In foto Andrea Piano, portavoce Forum Terzo Settore Sardegna

Nessuna illusione: non basterà la Finanziaria 2025 per porre rimedio in toto, non può essere la panacea di tutti questi mali. Non di meno alcune questioni prioritarie possono già essere discusse ai tavoli e trovare spazio nella Legge.

«È necessario delineare una cornice nel quale collocare una serie di necessità – ha affermato il Presidente regionale Arci Aldo Dessì – a partire dagli strumenti indicati nell’art.55 del Codice del Terzo Settore, e cioè co-programmazione e co-progettazione, che non solo non sono valorizzati, ma pare non siano stati neanche capiti. Hanno cambiato e non di poco il sistema abituale nel quale ha operato per anni il terzo settore, sono opportunità che vanno assolutamente colte. Secondo noi la Regione dovrebbe in primis dotarsi di uno strumento normativo, come altre regioni hanno già fatto, in cui collocare queste nuove modalità di amministrazione condivisa, stimolandone l’utilizzo. Non di meno bisogna lavorare su un altro strumento prezioso, quello del Servizio Civile, che vede numeri in calo di anno in anno, ma che rappresenta per i più giovani un primo approccio ad un percorso di cittadinanza.»

Risorse importantissime quelle previste dall’art.55, che comunque non possono bastare a coprire tutti i costi che gli Enti devono affrontare per quello che, spesso, è un vero e proprio lavoro non riconosciuto. «Quando parliamo di Terzo Settore parliamo, tra le altre cose, della cosiddetta “economia del dono” – spiega Antonello Caria, Acli Sardegna – parliamo di persone che lavorano, producono con la loro attività, senza richiedere retribuzione, ma correndo dei rischi. Per questo a suo tempo con la legge sul volontariato si è pensato di fornire una disponibilità finanziare alle organizzazioni di volontariato per stipulare delle polizze assicurative a favore dei propri volontari. Ma questo è garantito solo per le Odv. La nostra proposta è che questo fondo venga esteso a tutto il mondo del volontariato, perché il lavoro dei volontari deve essere tutelato.»

In foto Antonello Caria, Acli Sardegna

Tutele non solo sul lavoro, ma anche durante l’attività sportiva; perché se non c’è dubbio che sia più che doveroso approcciarsi allo sport con le dovute precauzioni, e anche necessario che queste precauzioni siano accessibili – anche economicamente – a tutti, soprattutto ai più giovani. «Lo sport fa bene alla salute, migliora la qualità della vita delle persone e ha un potere educativo fortissimo – afferma Maria Pina Casula, Uisp Sardegna – e l’attività sportiva deve essere garantita di diritto, deve essere accessibile a tutti. Purtroppo spesso si guarda solo al lato agonistico, senza aver cura del lato amatoriale. In questo senso, un grande ostacolo che chi si approccia all’attività sportiva deve affrontare è la certificazione medica, o meglio il suo costo. In Sardegna il certificato per attività agonistica è garantito dalla regione, ma ci si dimentica dell’aspetto non agonistico, dove i prezzi sono semplicemente folli. Con la Uisp viviamo situazioni paradossali nelle quali potremmo materialmente erogare attività sportiva gratuita a persone e bambini, ma non potendosi permettere un semplice certificato medico non agonistico non possono usufruire del servizio. È un grosso problema.»

Non è solo sport; è educazione, inclusione sociale, ma anche benessere finalizzato all’invecchiamento attivo. Proprio su quest’ultimo concetto si è concentrata Elisabetta Casu, Auser Sardegna, e su come spesso si sottovalutino le situazioni di disagio nelle quali tanti anziani vertono con l’avanzare dell’età: «Invecchiare attivamente significa vivere relazioni sociali e culturali. Può sembrare banale, ma non tutti hanno gli strumenti per creare o trovare la situazione giusta. Per questo è importante che l’Amministrazione metta in moto delle iniziative nelle quali possa trovare risposta anche chi vive una condizione di scarsità di stimoli emotivi o sociali, solitudine e isolamento. Tante associazioni si occupano di questo tema, e organizzano attività che facilitano i legami, e che andrebbero sostenute maggiormente dal Pubblico.»

In foto aldo Dessì, Arci Sardegna

Si è detto, il ruolo del Terzo settore deve essere quello dell’interlocutore, che contribuisce a creare benessere; e non può sorvolare, in questo senso, il grande tema della transizione energetica. In un momento storico nel quale non è semplice approcciare l’argomento, è fondamentale capire quali sono le priorità, ma ancor di più impostare il dialogo su toni e modalità corrette, senza perdere di vista l’obiettivo. «La transizione energetica avverrà, è cosa certa – spiega Giorgio Querzoli, Legambiente – e non può avvenire senza il coinvolgimento delle comunità. Bisogna trovare in primis un dialogo giusto, consapevole e informato, e noi come Terzo settore dobbiamo guidare questo dibattito, ponendo le condizioni migliori per far si che diventi un’opportunità di crescita e sviluppo. Purtroppo viviamo un dibattito infuocato che non aiuta, ma un argomento complicato come questo va affrontato nel merito, e con le risorse giuste possiamo creare uno spazio di dibattito più disteso e stimolante.»

Il quadro è concluso, almeno per ora. L’attenzione si sposta alle audizione che accompagneranno alla Finanziaria, ormai prossime, durante le quali il Terzo settore verrà rappresentato e ascoltato, assicura il Presidente del Consiglio regionale Piero Comandini: «È tempo di trasformare le richieste in numeri. Non è un compito facile, perché lavorare sulla Finanziaria significa fare i conti con ciò che accade a livello nazionale, così come è necessario affrontare quello che succede nel territorio, soprattutto nei comuni. Con la Finanziaria 2025 cercheremo di liberare risorse seguendo anche le vostre indicazioni. Vi lancio però anche un’altra sfida: oltre i numeri, nel futuro prossimo dovremo affrontare la stagione della revisione legislativa, e sarà necessario il vostro contributo.»

In foto il Presidente del Consiglio regionale Piero Comandini

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