Porto Torres. Altra aggressione transfobica nell’Isola: il comunicato delle associazioni

Ancora violenza; ancora una volta di matrice sessista e transfobica.

La cronaca sarda torna sul tema, purtroppo caldo, dell’omotransfobia e dei tristi avvenimenti contraddistinguono il fenomeno. A fare da sfondo questa volta è Porto Torres che, nella notte tra sabato 3 e domenica 4 agosto, ha fatto da scenario all’aggressione ai danni di Minerva Uzzau, nota attivista locale e donna transgender, impegnata da tempo nella sensibilizzazione ed educazione riguardo le tematiche legate alla comunità Queer.

Fondatrice dell’associazione Trans* Support, punto di riferimento per tutte le persone con varianza di genere, porta avanti insieme al Gruppo Scuola del Mos (Movimento Omosessuale Sardo) e in collaborazione con Agedo, Ufficio CGIL Nuovi Diritti Sassari, Noi Donne 2005, un progetto di educazione degli studenti al rispetto delle differenze e alla prevenzione del bullismo omotransfobico. Una persona, ma anche una volontaria, pienamente coinvolta nel Terzo Settore e nelle dinamiche della comunità sassarese. 

«Il coordinamento delle realtà Queer di Sassari esprime vicinanza e solidarietà a Minerva Uzzau – si legge nel comunicato condiviso sottoscritto da Agedo Nord Sardegna- Sassari, Famiglie Arcobaleno, MOS- Movimento Omosessuale Sardo, Noi Donne 2005, Trans* Support,  Ufficio CGIL Nuovi Diritti Sassari – Sappiamo che la violenza e le discriminazioni di matrice omotransfobica sono diffuse molto più di quanto riportino i dati ufficiali. Infatti chi le subisce non denuncia perché può non trovare supporto nemmeno in famiglia e perché spesso non risulta credibile presso le forze dell’ordine. Per questo apprezziamo il coraggio e la determinazione che hanno portato Minerva a scegliere di denunciare quanto accaduto e il suo gruppo amicale a rendere testimonianza, affinché vengano accertate responsabilità e venga resa giustizia.»

Il problema non si ferma alla sola violenza, all’atto pratico della discriminazione. Un passaggio sottolineato non per caso dai rappresentanti della comunità Queer sassarese, che puntano i riflettori sull’aspetto sociale e culturale, sulla struttura che tiene in vita – o addirittura alimenta – un clima ostile, contraddistinta dalla superficialità e dal disinteresse per l’argomento.

In capo a Minerva, ancora una volta, l’arduo compito di educare la comunità; purtroppo in questo caso con modalità estremamente differenti, come spiega il comunicato: «Questo episodio può essere di esempio a tante persone ancora convinte che se hanno subito molestie, aggressioni, violenze, forse “se la sono cercata” o le hanno in qualche modo meritate, e che se vengono discriminate anche nell’ambiente lavorativo è perché non si sono conformate al contesto aderendo ad ogni abuso di potere. E può essere utile anche a chi ancora, soprattutto se socializzato uomo, crede che molestare in pubblico una giovane donna, farle i complimenti, metterle le mani addosso, palparla, deriderla se reagisce, filmarla per averla in pugno, significhi dimostrare al mondo di essere un “vero uomo”. Invece per noi significa dimostrare le proprie fragilità, essere incapaci di accettarle e gestirle e pensare di nasconderle schiacciando chi è meno fragile, più forte e per questo insopportabile.»

Il presente non regala, e non ha regalato nel caso specifico, sensazioni positive; ma il lavoro di tutte le associazioni del movimento Queer isolano continuano il loro lavoro, traendo forza anche e soprattutto dalle situazioni difficili: «Siamo associazioni attive per la parità di genere, l’educazione al rispetto di ogni differenza, la prevenzione della violenza e crediamo che ogni esperienza, anche dolorosa, quando si ottiene ascolto e giustizia sia occasione di crescita e cambiamento sociale, per questo invitiamo, sempre, a denunciare ogni forma di sopruso, di molestia, di violenza.»

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