Vacanze sotto l’ombrellone. Il turismo in Sardegna è legato notoriamente a questa immagine, al mare e alla spiaggia. Ma lontano dai villaggi turistici si nasconde un patrimonio culturale e sociale che, se valorizzato, potrebbe regalare emozioni e stupore a chi solitamente non va oltre i d’intorni della costa. Conosce molto bene l’argomento l’Associazione Camperisti Torres, ente sassarese nato nel 2009 e impegnato nella promozione sociale e valorizzazione del territorio. «La nostra associazione nasce per volontà di un gruppo di una trentina di camperisti molto appassionati, attirati dalla scoperta dei luoghi e del territorio, ma in particolare dalla socialità e interessati a creare, attraverso questa forma di aggregazione, le condizioni per facilitare le loro attività», spiega il presidente Rosario Musmeci.

La passione per il camper accomuna i soci, ma non è il vero collante. Alla base c’è, piuttosto, l’attrattiva verso un tipo di turismo, quello itinerante, che il collettivo vive e alimenta da ormai 15 anni. «Quello che in fondo ci lega non è il mezzo che usiamo, perché il camper è solamente una modalità per vivere il territorio», precisa Musmeci. «La curiosità, il piacere della scoperta, le attività che si fanno visitando i luoghi, è il nodo che ci unisce. Partendo da una passione e da un mezzo che condividiamo, abbiamo costruito un itinerario di operatività ricco di contributi utili al dibattito culturale e sociale. Questo ha fatto sì che un gruppo di amici abbia trasformato una passione in un’associazione di promozione sociale».

Proprio il concetto di turismo itinerante è la chiave di volta. Si oppone fortemente a quell’idea di vacanza che porta ogni anno una grande quantità di persone a soggiornare sulle coste, senza però approfondire la cultura e le tradizioni locali, soprattutto per quanto riguarda i piccoli centri, tagliati fuori dai vettori mainstream. Dietro l’attività del gruppo invece c’è la volontà di riscoprire gli usi e i costumi locali attraverso le uscite, le gite e le visite guidate che vengono svolte nel corso dell’anno.
La sintesi di questa passione si concretizza nel Festival del turismo itinerante. Pensato e progettato nell’anno del decennale dell’associazione (2019), rappresenta il palcoscenico ideale per parlare dei temi legati alla valorizzazione del territorio. Attraverso un programma denso di attività – dal trekking alla mountain bike, dai percorsi guidati per le vie del centro storico alle degustazioni dei prodotti tipici – si rivive la storia dei paesi ospitanti e si coglie l’occasione per stimolare riflessioni – soprattutto tra gli attori sociali e politici – riguardo cosa può offrire la Regione e come può farlo. «Questo format rappresenta per noi una vetrina per raccontare come la pensiamo, in modo che ogni luogo che visitiamo si arricchisca di queste riflessioni e, se possibile, ne produca autonomamente. Noi mettiamo dei semi e poi cerchiamo di curarli».

Un lavoro che «parte dalla consapevolezza», secondo il presidente, maturata in dieci anni di vita associativa trascorsa tra uscite, gite en plein air, ma anche tanti ragionamenti e pensieri su quello che si poteva creare. Alla prima edizione del 2019, tenutasi a Porto Torres, hanno fatto seguito Alghero (2021), Sorso (2022) e Ozieri (2023) ed è pronta a sbarcare quest’anno nella bassa valle del Coghinas, tra Viddalba e Santa Maria Coghinas.
Particolarmente importante è il tema della stagionalità. «Non a caso, la scelta del periodo per il festival è ricaduta sul mese di ottobre, quando ormai la stagione balneare è alle spalle. Noi proponiamo un nuovo e diverso paradigma, che vede la Sardegna come una piattaforma accessibile tutto l’anno. Ogni stagione racconta un’Isola diversa.» Questo discorso si lega al tema dello spopolamento: «Cambiando paradigma ci accorgiamo dei centri che si svuotano per nove mesi l’anno e delle città tradizionali che stanno diventando fantasma dodici mesi l’anno, di zone del centro che stanno perdendo il senso dell’accoglienza per chi ci vive e per chi potrebbe andare a viverci».
A supporto di questo discorso è stato creato il sito Sardegnatuttolanno.net. «È un sito nato da poco, che sta diventando e diventerà il network nel quale questa forma di vivere il turismo sociale viene raccontata e diventa praticabile. Si mette al servizio del mondo associazionistico per valorizzare le iniziative che hanno queste caratteristiche. Stiamo promuovendo una nuova modalità di viaggio». Le attività concrete del network inizieranno quest’anno: «Una volta al mese, a partire da marzo, sceglieremo un borgo dove portare nel weekend un format simile come approccio al Festival, ma in forma ridotta. In questo modo ci avvicineremo al Festival stesso valorizzando di volta in volta le diverse realtà, in particolare quelle delle zone più interne che hanno bisogno di visibilità».

Parallelamente si lavora per rendere la Sardegna strutturalmente accogliente, soprattutto per chi arriva in camper. «Ci stiamo impegnando molto sul versante della promozione dei servizi, fondamentali per questo turismo. Abbiamo dato un contributo in Commissione regionale Attività produttive per finanziare i Comuni che decidono di realizzare aree sosta, da cui si sviluppano tutte le attività di questo tipo di turismo. Devono essere dei veri e proprio centri per i viaggiatori. A questo scopo abbiamo lanciato il progetto “Sardegna on the road”, con il quale vogliamo creare un repertorio di tutte le aree sosta presenti – anche quelle stagionali dentro campeggi e villaggi turistici – e di quelle che si stanno realizzando».
L’ultima sfida dei Camperisti è la Convenzione per i diritti nel Mediterraneo, esperienza nata qualche anno fa, organizzata dalla Città metropolitana di Palermo e a cui l’associazione ha aderito dal giorno uno. «È una grande scommessa. Stiamo parlando di una convenzione, costituitasi Ets lo scorso anno a Messina, sottoscritta da quasi cento soggetti (enti, università, centri di ricerca, pubbliche amministrazioni) di venti Paesi diversi. Si propone di riflettere sulla centralità smarrita del Mediterraneo, sapendo che siamo dentro un unicum». L’iniziativa nasce dalla necessità di cercare un rimedio alle crescenti problematiche ormai note dell’area (guerre, nazionalismi, colonialismo aggressivo) e nel quale si sta perdendo un’importante identità: quella del soggetto geopolitico collettivo, titolare di diritti e con una storia comune da riscoprire. L’obiettivo è elaborare un tracciato narrativo e promuovere scambi culturali, con particolare riguardo per i giovani, e a tal proposito promuovere varie opportunità di crescita personale, migliorando progetti già esistenti come l’Erasmus o il Servizio civile, oppure creandone di nuovi.
«In questo contesto abbiamo proposto come associazione la Confederazione delle Isole del Mediterraneo per il turismo itinerante, con la consapevolezza che esistono questioni di ordine infrastrutturale e politico generale che riguardano le isole, che vanno affrontati e risolti insieme. Questo non riguarda solo l’Unione Europea, perché stiamo andando oltre: va curato anche dal continente africano e asiatico. Noi siamo espressione di questa mediterraneità. Le associazioni, soprattutto quelle che si occupano di turismo itinerante, stanno iniziando ad aderire. Siamo ancora nella fase costituente, ma nei prossimi mesi realizzeremo un convegno in Sardegna per lanciare formalmente questa Confederazione. L’obiettivo è quello di far dialogare le varie realtà isolane che, nonostante qualche differenza, hanno delle caratteristiche comuni, come la stagionalità».
(articolo a cura di Riccardo Mascia)



