La Sardegna tra 800 e 900: a Cagliari un convegno sui moti sociali del 1906

Il 1906 segna per le popolazioni urbane, minerarie e rurali della Sardegna, e non solo, un momento di acuta crisi economica e sociale, accentuata soprattutto dai modi nei quali si era avviato il processo di industrializzazione del Paese durante l’età giolittiana, che vedeva l’intervento massiccio dello Stato, e che di
fatto scaricava le sue contraddizioni di fondo proprio sulle aree più deboli del Mezzogiorno le quali resteranno escluse anche dal processo di modernizzazione delle campagne.

La crisi sociale esplodeva violenta nell’Isola coinvolgendo larghissimi strati di popolazione, operai, contadini, ceto pastorale, piccoli commercianti, ceto impiegatizio urbano e, per la prima volta il mondo femminile salariato della Manifattura Tabacchi di Cagliari, assumendo i toni di una vera e propria rivolta sociale contro una politica economica dello Stato che scaricava i costi più alti della modernizzazione proprio sui ceti più deboli. Il costo della vita registrò un pauroso balzo in avanti; di contro, a fronte di orari di lavoro massacranti, i
salari degli operai delle miniere e delle altre fabbriche, concentrate soprattutto a Cagliari, dei braccianti, già di per sé bassissime, diminuivano ancora per l’aumento del costo della vita

A Cagliari, dove la furia popolare esplose in modo violento e incontrollato, l’intervento della truppa provocava due morti e 20 feriti: il movimento, che per un verso si collegava alle precedenti agitazioni minerarie, presentava aspetti nuovi in quanto a scendere in piazza non furono soltanto i minatori.
Il movimento, infatti, si articolava in tre direzioni: a Cagliari e nelle borgate del Campidano; nei centri minerari e nelle zone agro-pastorali, dal Sarrabus, al Gerrei, al Logudoro, alla Gallura. La Cagliari di fine Ottocento è una città di certo cresciuta demograficamente, ma soprattutto è una città profondamente mutata nei costumi, nei rapporti tra le classi sociali, nella relazione tra capoluogo e hinterland contadino.

Una storia le quali sfaccettature verranno raccontate mercoledì 4 ottobre dall’Università dell’Ambiente, del Paesaggio e del Territorio della Sardegna, nell’ambito della rassegna “Cagliari e la Sardegna tra ‘800 e ‘900: personaggi, storie, avvenimenti e memorie di socialità e cittadinanza”. Per l’occasione verranno trattati i moti sociali della Sardegna del 1906: a fare da palcoscenico la sala congressi della Fondazione di Sardegna, in via S. Salvatore da Horta 2, a Cagliari, con orario di inizio previsto per le ore 17.

Relatore della serata sarà Gianni Murgia, già docente di Storia moderna presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Cagliari. Si occupa di problematiche storiografiche relative alla Sardegna in periodo spagnolo e sabaudo. I suoi studi, che affrontano tematiche di carattere politico-istituzionale e sociale, si segnalano per la novità della ricerca e per il respiro mediterraneo dei temi trattati. Tra le sue numerose pubblicazioni, comparse anche su riviste nazionali ed internazionali, si segnalano: Comunità e Baroni. La Sardegna spagnola (secc. XV-XVII), Roma 2000; La società rurale nella Sardegna sabauda (1720-1847), Dolianova, 2000; Il Parlamento del vicerè Fabrizio Doria duca d’Avellano (1641-1643), voll. I-III, nella collana Acta Curiarum Regni Sardiniae curata dal Consiglio Regionale della Sardegna, Cagliari-Firenze, 2006. I moti sociali nella Sardegna giolittiana (1906), Dolianova (CA), 2006.

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